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DON CARMELO MINCIULLO

Agrumicoltore

 

Non so e mi chiedo cosa possa provare un equilibrista nell’affidare la sua esistenza alla precarietà di una corda di canapa,spesso senza una rete ,quando la ragione supera ogni calcolo, restituendo alla necessità più prossima,il bisogno, un dovuto e subordinato riguardo .-

Non lo so,ma posso immaginare che ad ogni sussulto la ripresa sia più lenta e guardinga e che la fine della performance ,sostenuta da fiotti di adrenalina,diventi la sola ed unica agognata meta da condividere con gli astanti in apprensione .-

Quale il motivo,dunque,di questo preambolo ?

Perché chi scrive,nel rievocare un personaggio tanto importante,si  ritiene coinvolto oltre ogni possibile impegno, quasi fosse costretto a camminare sul filo dell’altrui giudizio a livelli tali da dover superare ogni, pur non voluta, approssimazione .-

Sia chiaro che la memoria di don Carmelo Minciullo non ha bisogno di crucce, di tutori,ma è proprio questo suo prevaricare la memoria che mi preoccupa, mi appanna e mi irrigidisce .-

Mi mette ansia la possibile disapprovazione, per inadeguata o irriverente rievocazione del padre, di quattro battagliere sorelle( e di una,in particolare),da sempre naturale baluardo al suo vissuto , che mi costringerebbe ad errare, ramingo, in cerca di caritatevole ospitalità.-

Fin qui qualche amenità per sdrammatizzare questo momento.-

Certo,liquidarti,mio caro suocero. con ciò che per naturale convenzione è una necessità di tutti,sarebbe cosa superficiale ed inadatta,ma anche di questo Tu ne avevi fatto ragione di vita,inseguendo il lavoro là dove motivate scelte ne decretavano un’abbondanza.-

E partisti,da poco maggiorenne, unendoti al coro degli avventurosi ,perché in Fremantle e nella tua “farma” trovassi riscontro alla tua voglia di essere sempre tra i primi,tra i più impegnati,tra i più dotati.-

Poi,come i più, scegliesti di restituirti alla famiglia d’origine nelle cui mani,onore al merito, rimettesti sacrifici e mortificazioni, riservando per te solo l’incedibile incanto di un giovanile ricordo.-

Ora la storia si fa più recente ed io non voglio raccontarti affidandoti alla pochezza delle mie scarne parole; non voglio ridurti alla stregua di un povero “morto” perché “sol chi non lascia eredità d’affetti,scarsa gioia ha dell’urna”.-

E tu sei sempre vivo nella nostra memoria con la tua generosità,con la tua bonomia col tuo grandissimo amore donato sempre a piene mani a chiunque mostrasse di  apprezzarne l’intensità, lo spessore,il calore .-

Ho tanto di cui esserti grato,mio amato suocero.-

Con la tua sapienza ho rafforzato il dono della pazienza;con la tua generosità ho apprezzato la gioia del donarsi;con le tue storielle ho imparato quanto sia effimera la vita ed il confrontarsi con i suoi risvolti  spesso spiacevoli .-

Ed ho imparato anche che tra i tanti valori che l’esistere ci offre, svetta quello per la famiglia,tuo porto salvo,tua sereno adagiarti perché con l’ultimo respiro non si consegni all’0nnipotente anche l’ultima speranza .-

Morì il 23 febbraio del 1988 ad 86 anni d’età.-

Tano Raneri (12.11.2003)

 

 

 

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