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CAV.CARLINO CHISARI

già impiegato comunale

“Si sa pigghiunu,ci rumpu un tastu”:

era il grido di rivalsa di don Carlino “Crisari” quando,abbarbicato al suo inalienabile diritto di godere di una comunissima “Olivetti” per un’ora alla settimana,lanciava sinistri presagi di improbabili vandalismi su un innocuo attrezzo di lavoro.-

L’avrebbe mai fatto ?

Sarebbe stato più facile che lo scoglio della formica si dimettesse dal suo naturale ruolo referenziale,anziché il buon Carlino mettesse in essere un gesto in rotta di collisione col suo carattere buono,mite e sereno.-

Siamo,manco a dirlo,attorno agli anni sessanta,arcaico periodo a fronte dell’odierna informatizzazione degli uffici comunali, dove l’impiegato, dismessa la sua mezza penosa manica nera a favore di un ineluttabile,al di là da venire, camice bianco, baratterà le canoniche generalità per un semplice ed impersonale “operatore del settore”.-

L’ufficio di don Carlino,di cui appresso dirò,non rientrava, all’epoca,nel novero di quelli a cui era riconosciuto il diritto ad attrezzature che potevano apparire futuristiche e mal concilianti col tenore dell’incarico assegnato.-

Cosicché, solo la ragioneria godeva di una “divisumma” a manovella con gestione di macchina da scrivere in condominio con Dio sa quanti altri posti di lavoro, con esclusione del Segretariato cui pertineva per motivi,diciamo,…squisitamente gerarchici, un attrezzo per solo bella mostra di se.-

Per gli altri presenti nel Palazzo, solo penne a biro bic di cui se n’era fatta incetta per un ordine mal formulato a beneficio del solito ignoto,da scontare come una condanna a vita senza attenuanti generiche.-

Fummo defraudati ,dunque,per la discriminante ?

Neanche don Carlino si sentì vilipeso, a fronte di una “Anagrafe Bestiame” a cui teneva testa con caparbia precisione per un temuto abigeato che imperava nel resto dell’isola,ma non nel territorio di nostra competenza.-

Così,Olivetti o non Olivetti, l’Ufficio del signor “Crisari”,strettamente a misura d’uomo per ordine superiore e tale mantenuto per disposizione del suo occupante,divenne il salotto buono di tutti gli agricoltori che non disdegnavano di “fare quattro chiacchiere” e qualche “voltura bovina”, quando il maestrale imperversava sulla verdissima piana e lungo le ubertose colline.-

Poi,vennero calcolatrici e macchine da scrivere a josa e con l’abrogazione dell’”Anagrafe Bestiame”,anche un nuovo incarico per don Carlino con cui non vi fu mai feeling, stante la sua ritrosia per i riconoscimenti non perfettamente aderenti al suo lessico personale.-

Conobbe il “disonore” per una scrivania vuota,già del veterinario, da occupare, con o senza il suo beneplacito ? No,nessun’ onta lamentata ,ma la consapevolezza che nuove forze avevano impinguato gli uffici di Palazzo Europa per cui fosse gioco-forza rimettersi in discussione,dando disponibilità all’accoglienza.-

Fu nominato,dunque, forse per “meriti sportivi”, ispettore sui cantieri di lavoro regionali ,lui che non aveva mai goduto della pretesa di sovrintendere su alcunché che non fosse la sua amata Orlandina Calcio di cui ne fu Presidente per tanti anni.-

Non ho memoria di quando il buon Carlino sia salito al “soglio…comunale”,ma se mi fosse concesso di affidarmi alle ali della mia fantasia,io sono certo che era già scritto nel cielo che una stanza della costruendo Casa Comune fosse a misura di un suo fedelissimo fruitore.-

Finché le sue approvazioni, affidate ad un semplice ed esauriente “logico” si spensero, lentamente ed inesorabilmente , tra le sempre meno frequenti visite ai suoi vecchi amici di lavoro e di vita.-

Fu insignito del Cavalierato della Repubblica per aver vissuto ,lui rimasto celibe,tutti i suoi momento di libertà al servizio dei figli di questa sua Capo d’Orlando che venerò oltre ogni ragionevole limite.-

Salì nella gloria dei Cieli nel 1982 a 72 anni d’età.-

 4 novembre 2009 Tano Raneri

 

 

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