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DON
CARMELO NATOLI
Ex
camicia nera
Fu un detto ed un fatto:i due colombi, preso il
coraggio a due mani,decisero di convolare a giuste nozze nel modo più
classico possibile per una giovane coppia presa dalla frenesia di
vivere,alla svelta, la famosa condizione di “due cuori ed una
capanna” .-
E niente fu più presago di questo loro
desiderio perché i due cuori c’erano (e come),ma anche la capanna
che, purtroppo, mai si trasformò in una decorosa e comoda casa .-
Via Benedetto Brin ,a ridosso della Piazza Duca
degli Abruzzi,non era certamente una zona residenziale, anche se gli
indigeni ,laboriosi ed onesti,erano degni di ben altra
sistemazione.-
Le prime casette della nascente Capo
d’Orlando erano modestissimi abituri in cui ,oltre al
necessario,erano latenti anche i servizi igienici .-Queste
abitazioni,tutte a piano terra,per lo più di due stanze in fila per
uno col resto di
niente,erano talmente vicine da sentirsi perfino ogni scomodo rumore
provenire dai più reconditi ambiti familiari, piuttosto che
l’improbabile olezzo di qualcosa da cucinare.-
E ciò,naturalmente,non facilitava le pubbliche
relazioni per cui don Carmelo ,costretto ad annettersi perfino
qualche centimetro di viuzza per una fornacella a segatura,era il più
refrattario a stabilire un passabile rapporto amichevole perfino con
il proprietario di una vetusta radio che osava sbattergli sul muso
quale voluttuoso “di più” al menage del quartiere .-
Non aiutava il carattere un po’ nervosetto di
don Carmelo neanche il trasporto in riva al mare di ciò che madre
natura giornalmente espelleva, ora che la famiglia era diventata
tanto consistente da rifiutargli perfino i suoi due metri quadrati
di indispensabile sopravvivenza, per cui…
Per cui, con la sapienza dei proverbi ed al
grido di”nenti pi nenti ciu dugnu a Gnaziu”,si autosbarco dalla
famiglia,diede un calcio alle speranze marinare negate e si arruolò,con
l’entusiasmo alle stelle, nelle fasciste “Camicie Nere”.-
Veramente,il signor Natoli non era un
corazziere,anzi era un brevilineo,ma
il Regime, ormai in condizioni tali da non poter esprimere
preferenze,prendendo a pretesto l’altezza,anzi la bassezza di
Vittorio Emanuele III, aveva stabilito che chiunque fosse in grado
di servire in armi la Patria ,specie se di un centimetro più alto
del Re .-
Ed in quella casa in riva a via Brin,di nome
Benedetto, con l’arrivo del “sussidio” arrivò anche la
benedizione dell’onomastica stradale , lasciando,purtroppo, la
casa in uno stato sempre più penoso.-
Ora,finalmente,non era più necessario bruciare
qualche lembo di straccio imbevuto di prezioso olio ,sottratto ai
bisogni del desco,perché si compisse il rito del profumo della
“salsiccia arrosto”;ora,finalmente,in quella
casa,sovraffollamento a parte,grazie al Duce,almeno si poteva
cominciare a mangiare .-
Ma, come tutte le cose belle,neanche questa
ebbe durata perché ,catturato chissà come in India e deportato in
Australia, il povero don Carmelo fu restituito alla famiglia dopo
sette anni di dura prigionia senza una lira e letteralmente in
mutande,anzi,forse,senza neanche quelle .-
Ma i tempi ormai erano cambiati.-
Nel frattempo con la frenetica ricostruzione e
con l’economia che cominciava a muoversi,emulo di figli veramente
in gamba,il redivivo si rimboccò le maniche,come sempre
,ed,inventandosi ,di volta in volta, manovale,elettricista,tubista ,
pescatore ed aiutante di macello,non necessariamente nell’ordine,
diede una svolta decisiva all’economia familiare .-
Il suo unico cruccio la casa il cui
proprietario non ne voleva sapere di intervenire ed i frequenti
litigi con la moglie per cause,diciamo, indipendenti dalla loro
volontà .-
Infatti, ancora oggi che non ci si riesce a
venire a capo di nulla tra i progressisti ed i nostalgici,si può
meglio comprendere quanto fosse difficile convivere con una moglie
che, rifiutando di sostituire il capezzale del SS. Crocifisso con
l’immagine di S.E: Benito Mussolini, costringeva il marito a
drastiche e dolorose decisioni.-
Indicando alle due effigi la via dell’esilio
,Egli,poneva uno “stop” alla diatriba, guardandosi bene ,però,dal
non alienarsi l’affetto della fida moglie da cui,ormai adulto,ebbe
una coppia di magnifici gemelli.-
E,come si dice ,corto si ma…con una esagerata
voglia di esserci .-
Morì nel
1990 ad 83 anni d’età.-
Tano Raneri (17.12.2003).-
PS.Un grato ringraziamento al figlio Vincenzino
per le preziose informazioni .-
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