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BIAGIO PORTALE

Macellaio

La via Nino Mancari,rinominata da don Calogero Paparone,via Pignatelli (curtigghiu), aveva dei settori di vita vissuta la cui collocazione era dovuta alle piccole comunità familiari che ivi aspettavano che il destino si compisse.-

Trascorsa ,dunque,una giornata di proficuo lavoro,nel tempo dei tepori,gli angusti marciapiedi rifiorivano di vocianti presenze,attorno a chi, per mestiere o per diletto,era uso indugiare sul suo ultimo ricamo.-

Nella parte più ad ovest di detta primordiale via c’era l’estremo “crocchio” di “mancariani” assisi a semicerchio di fronte all’unico ingresso di una macelleria di tipo autarchico.-

Era la casa del signor Biagio Portale,Brasi per gli amici, che si attardava oltre l’Ave Maria perché l’ultimo dei suoi ritardatari non si privasse di una fetta di fegato o di un taglio per brodo e lui del dovuto corrispettivo.-

Chi teneva banco dentro la macelleria era la gentile consorte,signora Ninetta,ma chi si manifestava nelle migliori performance dialettiche nel convivio stradale erano i due suoi fiori all’occhiello, le due belle figlie,Margherita e Rita, che sull’arte dell’intrattenimento non avevano davvero niente da imparare.-

Di televisione manco a parlarne,non era ancora tempo e quel solo primo canale,riproponente un lettore, dalle orecchie a sventola,aveva pretese incompatibili con i bisogni della gioventù dell’epoca e con lo spazio vitale di molte famiglie.-

Il signor Biagio,tuttavia,non lasciava grandi possibilità di scelta dal momento che della sua macelleria ne aveva fatto “casa e chiesa” per cui marciapiedi e negozio erano gli ambienti di giorno e per il resto, ciò che si poteva  destinare alla notte.-

Certo che una casa comoda ce l’avevano,era un autorevole membro della Famiglia Portale…,ma per la mentalità del titolare del negozio,abbandonare un quarto di manzo od un capretto scannato senza conforto,sarebbe stato come scrollarsi di un parente defunto nell’ultimo giorno di permanenza terrena.-

Si raccontava,ma prendo subito le distanze,che il signore Brasi,tipo simpaticissimo e dallo spiccato senso ilare,per fermare il suo nuovo motorino dovesse dar fondo a tutto il carburante

,come,parimenti, si diceva che ,su strade dal fondo sterrato, come quelle dell’epoca,le sue fermate si accompagnassero ad imponenti polveroni.-

Solo scarsa fiducia in una nuova tecnologia da supportare con un piede strisciante ?

La verità,purtroppo ,era ben altra ed era connessa ad una malattia reumatica contratta durante le lunghe notti dietro i tanti animali da macello che gli impediva una simmetrica posizione a cavalcione del suo mezzo.- Un tributo di dolore e disagio che il portatore ha dovuto adagiare sull’altare del suo lunghissimo ed indefesso lavoro .-

Però,una cosa era vera.-

Ciò che poteva apparire,a prima vista, una voluminosa malformazione di madre natura, era,in effetti, la sua banca privata perché il signor Biagio usava portarsi dietro un voluminoso malloppo da tenere sempre sotto controllo.-

Nella sua tasca di sinistra,infatti,c’era un vero patrimonio in soldoni a cui Lui attingeva con non curanza,mostrando la dovizia dei particolari a più zeri,anche per l’acquisto di un caffé nel Bar Bristol.-

Un “piccolo mondo antico”,un quadro d’ altri tempi,in cui l’”uomo” era il solo protagonista della sua esistenza in un centro il cui confine non andava oltre la sua breve e sterrata via Roma.-

Morì ne 1977 a 75 anni d’età.-

31 ottobre 2006                                                                                               Tano Raneri

 

 

 

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