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AVV. FILIPPO CANGEMI

Bancario

Se ventura vorrà che queste sgangherate parole verranno lette, un lontano giorno,si sappia che ciò che mi ha sollecitato la,per altro, prevista rievocazione dell’avv. Cangemi,sta passando per il tanto blaterare delle due fazioni in lizza, nell’imminenza delle elezioni politiche del giugno 2006.-

Scandalo annunciato, la lunga teoria di extracomunitari irregolari costretti a fare una interminabile fila di “un giorno” per potersi “mettere in regola”,manco a dirlo,in sanatoria.-

Ciò che sta solleticando le rimostranze dei partiti d’opposizione,non è tanto l’iter burocratico,come sempre tortuoso,quanto questa lunghissima serie di uomini (e donne) in pena nell’affrontare un disagio che,per la verità,le tante televisioni offrivano come un destino accettato di buon grado dagli stessi interessati.-

Ed il nostro, di destino ?

Chi ci ripaga delle lunghe file agli sportelli delle Poste,privatizzate ?

E le lunghe file nelle Agenzie delle Entrate ? E quelle dal medico,dal barbiere,presso le casse dei Supermercati ?E quelle imprescindibili presso gli Istituti di Credito ?

Sono certo di essere stato scippato,per volontà altrui,di un terzo della mia vita,aspettando che qualcuno ,prima di me, fosse restituito a se stesso.-

File interminabili,a volte disordinate,a volte scavalcate,a volte vituperate,sopportate sempre con tanto poca cristiana rassegnazione perché si compisse ciò che ,ancora altri,aveva previsto nella gimkana della nostra esistenza.-

La mia prima fila consapevole,mi fu assegnata quando, giovanetto,qualcuno mi mandò dall’avv. Filippo Cangemi per un versamento .- E da allora associai l’idea della banca,a quella di un sofferto “estratto-conto” ed ,alla necessaria copertura perché fosse scongiurato il pericolo di insopportabili interessi.-

Temevo,dunque, le banche per conto altrui ed ancora oggi non le amo,ma ne giustifico l’esistenza.-

Nel mio immaginario,ciò che avveniva ,tanti anni fa,attorno ad un istituto di credito di periferia,rappresentava l’aspetto più retrivo,meno sociale e più arrogante nella gestione dell’immagine spicciola tale da farmi pensare ad una setta dove il bancario subiva una sorta normalizzazione da primo della classe –

Bancari ? Molto dopo.- Prima li chiamavamo “bancheri”,banchieri !

Ma,per fortuna,c’era sempre la “nota stonata” tale da restituire all’istituto la parvenza di un luogo destinato a persone comuni perché ,senza fronzoli, ne potessero usufruire “comuni persone”.-

Una di queste era l’avv. Cangemi,che aveva il coraggio di dare una pedata alle convenzioni,togliendosi giacca e cravatta da persona chiaramente intollerante a disposizioni di facciata su un luogo di lavoro.-

Ed ancora lui,l’avv. Cangemi,si sottraeva,a quadratura avvenuta, al viatico delle lunghe passeggiate, su e giù per la piazza Duca degli Abruzzi ,lato monte,dove le battute del Preposto, medianamente posizionato, venivano,sicuramente, sottolineate alla Fantozzi da riconoscenti sottoposti ancora in grande spolvero post lavorativo.-

Giù e su,su e giù,nelle tiepidi serate di inizio primavera,con gli sguardi sicuramente genuflettenti e gli aspetti beatamente appagati rivolti alla porta chiusa dell’Agenzia,orgogliosi di godere del privilegio di appartenervi.-

“Fu vera gloria “? Se non vi fu merito,c’era,sicuramente la consapevolezza di un posto ,per quei tempi,altamente remunerativo e tanto poteva bastare.-

 L’avv.Filippo Cangemi non poteva sottostare a tanto.- Non glielo permetteva la sua origine,i tanti Principi del Foro della sua vasta parentela;:non glielo permetteva la sua educazione,il suo tratto ,la sua signorilità .-

Bancario contro il parere del padre ,laureato col massimo dei voti,perché la sua vita si svolgesse sotto un profilo da consentirgli un minimo di soddisfazione,ma il massimo della serenità,non ebbe grandi soddisfazioni da una Istituzione locale distratta,ingenerosa dal pressappochismo organizzativo a scapito di chi del lavoro ne faceva una religione.-

E scelse questo luogo dove la “Casa del Pino”per la sua atmosfera misuratamente aristocratica,l’aspetto languidamente romantico,le vestigia profondamente storiche fossero la giusta cornice ad una famiglia desiderosa di vivere e crescere nel rispetto della propria privacy e di un ambiente agreste fissatosi nel tempo come un quadro d’autore dell’ottocento .-

Finché , l’amore più che il dovere,lo portò in quel di Messina da dove non fece più ritorno.-

 

In memoria dell’avv. Filippo Cangemi,oltre ai ricordo dei tanti, resta la sua antica casa.-

Una magione desolatamente soccombente sotto i magli di una abulia “di stato”,con le sue terrazze in disuso,con i suoi giardini incolti,col ricordo del suo pino colpito a morte,col suo maestoso mandorlo frondoso a ridosso dello “spuntone”.-

Una casa che ancora oggi reclina i suoi angolari stipiti sul silenzio ancestrale delle sue ferite membra,inchinandosi riverente al cospetto dei suoi ormai quattro adulti ragazzi che, attoniti ,assistono alla negligente rapina di una pagina di storia ad una terra tanto povera di tradizioni.-

E la sua vecchia succursale del Banco di Sicilia ?

Tutto è cambiato,perfino la mentalità di chi vi opera,offrendo alla sua clientela più che l’inutile affettato aspetto severo,il sorriso ammaliante di belle signore e lo scanzonato atteggiamento un po’ dissacrante dei suoi ottimi funzionari.-

Morì a Messina nel 1967 a 65 anni d’età.-

18 marzo 2006-03-18

 Tano Raneri