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ANGELINO STELLA

Qualcuno aveva pensato ,per lui,un nome ,Angelo,che,suo malgrado ,avrebbe mantenuto le promesse,ma quel cognome,Stella,dalle prospettive incredibilmente vaste,piombatogli addosso per dovere di discendenza,quello no,non gli avrebbe reso giustizia .-

Angelino,così come era inteso da tutti,era un uomo che della sua vita non ebbe modo di apprezzarne le molteplici sfumature,ma che,forse  per questo, ha vissuto nel ricovero degli affetti familiari ,come un sofferto quadro di un apprezzato pittore ,tutto ciò che parca madre-natura si era concessa di elargirgli .-

Ma non credo che Lui ne soffrisse più di tanto,dal momento che la sua diversità veniva vissuta con inconsapevole purezza quasi ad esserne un portatore privilegiato .-

Non so se le ridotte attitudini del buon Angelino gli consentissero una ben che minima attività impegnativa,ma,da ciò che mi proviene dalle tante volte che un improbabile contatto mi correlò alla sua esistenza,mi sembra che si sentisse particolarmente coinvolto nei piccoli lavori per la conduzione domestico-familiare .-

A monte di tanto scempio,un affetto grande,smisurato del fratello Antonino e della nipote Basilia che si impegnarono, al limite del sacrificio,perché il danno non sconfinasse nella beffa di un destino fin troppo crudele .-

Dunque,non fu mai visto in approssimativi abbigliamenti,certo,sempre austeri, ma in carattere con le stagioni del tempo ,come non fu mai osservata una qualche minima smagliatura nell’aspetto e nel decoro della persona .-

Mi sembra,tuttavia,giusto ricordare,con tanta simpatia,quel suo modo scanzonato di incedere a cui imprimeva una solerzia dovuta alle non poche,immagino,raccomandazioni degli onnipresenti,affettuosi ed apprensivi familiari .-

Mi sembra,ancora doveroso,giusto per inquadrare il personaggio,ricordare un suo tipico capo di vestiario ,quei pantaloni,sicuramente per ragioni che a me sfuggono,“a friscaletto” (a fischietto),cioè un po’ “cortini” per l’usanza dell’epoca, che venivano offerti all’altrui attenzione, senza che questi,i pantaloni, suscitassero particolari ilari pensieri .-

A fronte di ciò,una “caparbia”serietà tale da concedere ben poco ad un eventuale approccio pur corredato dai dovuto canoni di rispetto e cortesia ,per una sua ritrosia a qualsivoglia forma di dialogo o di confronto, pur essendo persona di una mitezza indescrivibilmente positiva .-

Rievocando il buon Angelino,tengo, a stento, a bada l’invettiva di Leopardi (O natura, natura ecc.), deriso e sputacchiato, cui il destino aveva dato di gridare tutta la sua disapprovazione,tanto più che, guardando al mio dolcissimo compaesano, mi viene da pensare che la dimensione dell’uomo, essenzialmente proporzionale agli stereotipi che egli stesso,l’uomo, si impone,spesso non ti dà nemmeno una rara occasione per toglierti il gusto di un sentito “vaffanculo” quando a governare è un sinistro imponderabile fato .-

Povero Ianciulinu (Angelino) costretto a girovagare nel silenzio delle sue tenebre ed in quelle spegnersi come un corpo senza luce !

Unico conforto a quei limiti, oltre cui non è possibile spingersi, il rammarico per una “natura” fin troppo distratta unitamente alla speranza che là,dove il dolore supera ogni argine,proprio là,spesso,essa stessa,la natura,ricorra a rimedi estremi per estremi mali che non ci è dato di immaginare .-

Lasciatemi,dunque,credere che Angelino non soffrisse poi tanto per il suo handicap, essendogli stato concesso di vivere una condizione di perfetta catarsi, filtro naturale ed infallibile ad ogni esterna ed indesiderata sollecitazione .-

Mandò a quel paese baracca e burattini nel 1968, a soli 53 anni d’età .-

Tano Raneri  (27 luglio 2004)