In quella stanzetta di via Piave,ora affidata
alla memoria,dove, più tardi, il signor Costantino avrebbe avuto il
suo Salone da Barba,in quella stanzetta, io ho frequentato la 5^
elementare col Professore Di Falco.Ma è stato sul marciapiedi
prospiciente la mia aula scolastica che ho avuto i primi rudimentali
di socializzazione, essendomi incrociato con la nutrita prole dei
coniugi Lipari, mediamente mia coetanea, indaffarata,come me, a
scrutare il mondo per le prime esperienze di vita.-
Su quella lunga striscia di mattonelle spingevo
la mia prima bici fino all’angolo di via Lo Sardo per sbirciare
negli altri due vani attigui alla mia scuola dove il signor Andrea
gestiva una sala da bigliardo, luogo di ricreazione e svago per
adulti ,”off limit” per un bambino come me .-
Ciò nonostante, Lui, Antrè,come tutti lo
chiamavano, restava la mia persona di riferimento essendo stato
deputato a riceversi i miei imploranti sguardi perché mi facesse
“toccare” ciò che era rimasto di una automobilina a pedali
abbandonata nel “baglio” di casa sua .-
Non ricordo se vi giocai,ma posso immaginare
che mai e poi mai nessuno dei Lipari avrebbe privato chicchessia dal
soddisfare un candido ed innocente desiderio .-
Poi divenuto più grandetto la figura del
signor Andrea,quasi vicino di casa,
entrò talmente nel mio immaginario da considerarlo,senza
alcun margine d’errore, come facente parte integrante di quel
panorama a cornice di tutta la mia esistenza .-
Questo il naturale e necessario preambolo per
un personaggio la cui bontà e riservatezza non aveva eguali nella
variegata composizione del tessuto sociale dell’epoca .-
Solo che, a queste due doti fondamentali per la
vita di relazione,il signor Andrea aggiungeva una correttezza ed una
sobrietà esattamente opposti a ciò che l’imponderabile gli aveva
riservato .-
Semplice accenno, senza alcuna enfatizzazione,
per una dovuta citazione riferita ad un giovane che si vide
mortificato il desiderio di un sudato guadagno dal roteare di una
sega circolare impazzita , ma anche doverosa cronaca di un fatto
che,pur se preclude tante vie di sbocco,non penalizza più di tanto
chi ha la fortuna di non rinunciare a ciò che,malgrado tutto,gli
appartiene.-
Ed il signor Andrea capì che la sua vita
poteva essere tutta in salita,tanto che con la forza di volontà, in
comunione con l’eccezionale orgoglio della giovane sposa,signora
Sara, la rese, come per tutti, del resto ,più pianeggiante
possibile .-
Quale che fosse la mano e quante le dita non è
importante , né mi interessa ricordarlo .-
Non è importante,infatti, per chi ha saputo
sbattere sul grugno dell’avverso destino una dignità al limite
dell’autolesionismo, soffermarci su dettagli di cui
l’interessato non ne fece un pretesto per una scusante di comodo o
per una richiesta di troppo .-
I suoi eloquenti silenzi e la sua natura
schiva,assieme all’orgoglio,come diceva,di aver cresciuto,sui suoi
bigliardi ,oltre quattro generazioni di “bravi ragazzi”,il
“sovrappiù” ,forse, da Lui
“dato”ad un destino scomodo in una società fin troppo
distratta.-
L’ultima immagine del signor Lipari,ligio al
mio immancabile saluto, mi proviene dai suoi ritorni dalla campagna
in bicicletta seguito “a ruota” da un “riporto” di capelli
svolazzante ,unica sua concessione ad un piccolissimo “lasciarsi
andare” ,sicuramente più sollecitato che voluto .-
E morto a 89 anni d’età nel 1993.-
Tano Raneri (3 dicembre 2003)