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ODISSEA 2121

 

Tutto era,ormai,pronto nella galattica sala operatoria.-

Il sarcofago pressurizzato ,tenuto a temperatura costante,sotto lo zero,contenente il corpo ibernato del Cav. Santospirito ,deceduto nel lontano 2031,era stato preparato per l’apertura.-

Gli eminenti professori terrestri,in tele-conferenza con insigni studiosi dell’hinterland confederale,erano anch’essi pronti per un evento di cui non se ne occupavano  più nemmeno i programmi autogestiti  delle TV di quartiere.-

Fu,dunque,così  che il cavaliere,uomo saggio e previdente,affidandosi ai consigli per gli acquisti,venne restituito alla vita.-

Condotto,dopo opportuna riabilitazione fisica e mentale,a Capo d’Orlando,suo paese di origine,il poveretto,malgrado tutte le precauzioni,si scontrò con una realtà che le guide elettro-cerebrali non riuscirono a mitigare.-

La località,politicamente era inesistente,facendo parte del “Comprensorio Pluviale n.18”,compreso tra le due fiumare,con penetrazione pari alla profondità dei corsi d’acqua,versante montano compreso.- Ossia,tra il torrente Zappulla e la fiumara di Naso.-

Nessun Consiglio o Giunta Comunale,ma un Triunvirato coadiuvato da una Polizia Locale,una polizia Confederale e una Magistratura giudicante monocratica.-

Più in alto un “Comitato Confederativo Centrale”senza attitudine al governo,ma con facoltà di veto.-

Le varie identità locali continuavano,comunque,ad esistere solo come riferimento,essendo mancante  la dannosa cultura dell’obsoleto ed inutile campanilismo.-

Fisicamente,invece,tutto era cambiato,approfittando di certi sommovimenti tellurici e marini di rilevante imponenza.-

Erano state abolite,infatti,le due arterie portanti con penetrazione sotterranea a viabilità interassiale ,costruite attorno al 2050 (ex via Veneto ed ex via Piave ),destinando la zona affiorante  a “Centro Direzionale Polivalente” e ad insediamenti turistico-alberghieri per via di soffioni zolfiferi termali,frutto dei terremoti ed al limpido mare,frutto dei potenti impianti di depurazione multimediali.-

Cosicché,ciò che era il centro urbano ora appariva un’ amena laguna,costellata da complessi solari multiformi,punteggiata da imbarcazioni d’altura e vegetazione esotica,alimentata da due capaci canali marittimi.-

A qualche metro sotto il pelo dell’acqua, l’ex centro urbano perfettamente conservato per via del suo dolce sprofondamento,tenuto decorosamente pulito ed ordinato da squadre di sommozzatori,a beneficio delle scolaresche in visita allo specchio d’acqua.- Su piccole piattaforme galleggianti,in direzione delle case sommerse di pertinenza,la storia delle famiglie più in vista nei tempi,artefici di antiche pagine di passioni, di lealtà, di sacrifici,ma anche di dolori,di sofferenze e di privazioni.-

 

Gli insediamenti urbani erano situati tutti in collina serviti dalla “Centrale del Calore” che traeva energia da profondissime trivellazioni e da soffioni boraciferi.-

Tali centri collinari  erano collegati con spazi di interesse collettivo a mezzo di un sistema di tappeti cabinati e da veicoli a getto su monorotaia,per i più frettolosi.-

I collegamenti tra “comprensori” venivano affidati a locomotori sotterranei a reazione che si sparavano in tunnel ,come fossero proiettili,dal momento che la circolazione privata era “off limitz”,tranne quella turistica.-

Tutt’attorno alla laguna,una verdissima fascia che ,iniziando dal vecchio faro,nei pressi del primo canale di alimentazione marina,si snodava ,lambendo da un lato lo specchio d’acqua  e dall’altro i primi contrafforti dei Monti Nebrodi,fino al torrente Forno e da qui,nuovamente,costeggiando la spiaggia,fino al faro.-

Lato mare,dal torrente in poi,verso ovest,una profondissima spiaggia,senza traccia di presenza urbana,con una penetrazione  pari al vecchio rilevato ferroviario sul quale ,ora, insisteva un elegante ed armonioso “lungomare”.-

Oltre alla laguna ed ai silos sotterranei,una teoria di serre idroponiche e di ricerca fino al confine col “Comprensorio Pluviale n.19” della Valle del Fitalia.-

Nessuna via di comunicazione verso est,ma enormi massi scivolati a valle;

nessuna traccia  di insediamenti  ad eccezione dei ruderi del “villaggio dei pescatori”,riportato alla luce e dei resti di un vecchio porto totalmente insabbiato da cui emergevano consunte strutture metalliche di antichi natanti.-

Porto canale,eliporto e zona industriale leggera e sotterranea ai margini del territorio,verso Palermo.-

Nessun tipo di moneta in circolazione,ma solo ed esclusivamente “carte di credito” garantite dalla “città stato” anche per spese turistiche o di lavoro.-

 

L’economia era commista,cioè privata e comunitaria assieme,con assenza di rischi per scambi telematici di informazioni e valuta e per commesse calibrate con l’Africa ed il Medio Oriente di cui la “Confederazione Sicilia “ era un partner privilegiato per un tunnel sommerso tra Capo Lilibeo ed il Capo Bon, in Tunisia.-

La ricchezza era equamente divisa  e singolarmente monitorata.-

L’istruzione ,complessa ed articolata,aveva indirizzi predeterminati

La fede,prevalentemente islamico/cristiana,completamente assistita con clero secolarizzato.-

Per il resto,non esisteva problema  perché niente era lasciato al caso,tempo libero,salute ed anziani compresi.-

Insomma, il  Cav. Santospirito  si trovò alla sua età,non avendo rinunciato nell’altra vita a nessun giorno di esistenza, a doversi riprogrammare,risultando facile immaginare con quali favorevoli risultati, per cui…

Per cui,non conoscendo neppure la lingua del suo luogo d’origine,decise di chiedere la sua restituzione all’epoca di provenienza.-

Ottenuta,invece,una nuova ibernazione per altri due secoli,si riaddormentò con la speranza che,in quel lontano futuro la sua amata Capo d’Orlando fosse più a misura d’uomo o,se volete,di “minide”.-

 (Rielaborato in data 16.12.2010).-                                             Tano Raneri

 

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