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LA
BONTA'
La chiesetta era tipica degli
ultimi ricordi di borgate feudali , all'epoca in cui, a ridosso del
Palazzo Baronale, modeste casette di coloni si assiepavano l'una
vicina all'altra.-
Ora, ad oltre dieci lustri di tempo, il palazzo aveva ristrutturato
il suo primordiale aspetto, le casette si erano trasformate in
comode case in affitto ed il borgo era cresciuto, sulla spinta di un
incipiente movimento turistico.-
Tutto era cambiato, dunque, salvo la mentalità dei valligiani dove
il tempo sembrava si fosse fermato a cinquanta anni prima, per il
troppo attaccamento alle tradizioni.-
Il figlio , settantenne, del compianto barone De Bontadis, anch'egli
nobile per discendenza, veniva riverito, infatti,da tutti come
meritava, essendo che, praticamente , ogni cosa tutt'attorno gli
apparteneva ed egli, per la sua grande bontà, non lesinava alcunchè
del suo.-
In quella chiesetta, dunque,il Parroco del vicino paesetto montano
veniva condotto tutte le domeniche e nei giorni festivi, assieme al
vecchio sacrestano, con la macchina del Barone, a dir messa,
avendo,prima, provveduto a confessare ogni fedele, nobil'uomo in
testa.-
E così, ogni sette giorni , in tutte le feste comandate ed in orari
compatibili, il vecchio prete sedeva dentro il confessionale dove,
immancabilmente, si accostava il nobile feudatario.-
E qui cominciava un antico rituale.
Il sacerdote, al cospetto di Uomo tanto generoso con la Chiesa, si
scherniva,titubava, divagava e rifiutava, per rispetto, ogni
confessione, assolvendolo da improbabili peccati ed, in ogni
occasione, l'auto ripartiva alla volta della Chiesa Madre sempre più
stracolma.-
Il singolare comportamento dei due protagonisti non sfuggiva, però,al
vecchio sacrestano anche perchè, stranamente,le sue poche lire
erano rimaste tali e quali, da troppo tempo, ormai.-
Cosicchè, dando fondo a tutta la sua scienza, decise di aumentarsi
la sacra prebenda come poteva, data la sua piccola statura nella
gerarchia ecclesiastica.-
La domenica successiva, infatti, giorno del S. Natale, all'apertura
della pisside, un soave profumo di mandarino si diffuse per tutto
l'altare, coinvolgendo le sacre narici del Parroco e del Barone che,
al cospetto dell'ostia olezzante, prima di riceversela, guardò il
prelato negli occhi ed ambedue fissarono quelli del sacrista che,
abbassandoli, si riceveva la sua dose di meritata attenzione per il
geniale atto di bontà, alquanto interessato.-
Se l'escamotage sortì l'effetto desiderato, non ci è dato sapere,
ma c'è da scommetterci perchè ,tra anime candide, una
"simbiosi" di intenti è sempre possibile.-
Lungi, da me, comunque,la benchè minima intenzione di essere
irrispettoso delle funzioni ecclesiastiche. Un solo pio desiderio,
invece,quello di dimostrare, maldestramente, che " le vie del
Signore sono infinite" e che la "bontà" è solamente
una delle strade che portano al Suo cospetto, se è ben percorsa.-
Tano Raneri (27.3.1997)
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