Home   |   Personaggi   |   Racconti   |   Poesie   |   Cose così

 

IL VERME SOLITARIO

Si avvertiva un cavernoso rimescolio di anse,di ingarbugliate vie di fuga ,un bisogno inarrestabile di liberazione da far apparire sinistro perfino il normale gorgoglio delle limpide acque di un vicino ruscello.-
Certo, non c’era da stare allegri.
Qualcosa premeva,si gonfiava,si raggomitolava e poi si distendeva,lasciando intravedere attimi di effimera rilassatezza, per poi ricominciare senza tregua,senza pudore.-
Neanche il tempo di riflettere ,che ricominciavano i rumori,gli avvitamenti,i dolori finché fato non volle che il tempo si fosse compiuto perchè il tapino venisse espulso senza pietà alcuna.-
Il portatore si appartò,guardò guardingo a dritta ed a manca ,si accovacciò più in basso possibile e partorì,tra lo schifo in cui aveva sempre guazzato,uno schifosissimo verme solitario.-
Ora il web,pardon,l’ambiente sembrava più sereno.-
L’invertebrato non fu osservato per allontanarne il ribrezzo ,non fu commiserato per la sua indecenza ,non un requiem per quel coso dalla testa come una “P”” e con tante “M” per coda.-
Insomma, una comunissima tenie dalla forma di “Pmmmmmmmmm” !.-
Vomitato che fu sulla madre terra,il verme solitario si sentì il re del creato,si rituffò nel suo ambiente,si ricoprì di marrone tenue,aprì gli occhioni, sbattè graziosamente le palpebre,indossò la sua solita lente scura e,fattene di un filo di paglia un bastoncino,evitò accuratamente l’acqua limpida del rio, dirigendosi ,zigzagando, verso un vicino pantano.-
Non fu facile il breve tragitto,per il meschino.-
Strada facendo, incontrò una bella gattina appena nata e le fece l’occhiolino,ma quella scappò per il fetore;qualche metro più in giù vide una bella lucertolina a cui offrì una “banana flambé” ,che fuggì terrorizzata; ancora dopo incontrò una lucciolina a cui propose un incontro,ma si vide sbattere l’invito sul grugno,ed avrebbe continuato,ma...
Ora il bisogno della cloaca si faceva sempre più impellente perché l’aria pura lo tormentava,il sole lo accecava, il verde dei prati lo deprimeva.-
E lì finì a guazzare tra escrementi di dubbia provenienza,tuffandosi e rituffandosi come se i confini del suo mondo si fossero improvvisamente allargati per far posto a lui :un misero verme solitario.-
E mentre se ne stava beato a rotolarsi sulla limacciosa terra del bordo,ecco che un merlo canterino si avvicinò alla putrida bagnarola per rifarsi il becco.-
“E tu chi sei ?” …disse l’uccello,attirato dal luccichio degli occhialoni neri….
“Io sono uno come te”…,rispose il verme solitario.-
“Uno come me ?”... ribattè il volatile…
“Tu non sei come me,io sono affusolato,lucido,nero splendente e mi libro nell’aria a mio piacimento…
“Anch’io volo…”disse il verme,abituato a mentire e fece per ergersi ,quando il merlo lo prese per il collo e se lo portò in su,sempre più in su.-
Ma neanche in quella scomoda posizione si diede per vinto, tanto che gridò a squarcia gola:”Hai visto ? Anch’io ho le ali”…..
Povero verme solitario,tanto solitario e per giunta tanto CRETINO.-

Dedicato ad un rompiglione di un  forum che vive solo, appunto, di ... forum.


1 gosto 2005 - Tanora