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IL MATRIMONIO

 

-Un volo di gabbiani,lieve e soave,nel crepuscolo di un giorno che volge al “passato” ed il sereno spirare di una sera d’aprile;

-Un intrecciarsi di ombre sfuggenti,in un silenzio che incalza;

-Una magica notte  che ripete il suo rito tra vicoli e bagli,tra fatiche e speranze…

è l’ancestrale armonia che si avvita a se stessa…è il malinconico incanto di un giorno che muore !

Ora è un presepe di lucciole dalle imposte sprangate che si adagia,silente,in Morfeo che l’attende.-Solo una ne resta! Solo una fibrilla ! E continua sull’ansia indifesa di un padre in ambasce…

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Accadeva,in quel di Brolo,che si stesse vivendo un “sabato del villaggio”,in un venerdì infinito.-

Don Vincenzo non trovava la giusta misura ad uno stato di precario equilibrio che lo doveva condurre,volente o nolente,al giorno prescelto.-

La signora,sua moglie,persona calma e serafica,lo invitava al riposo,in vista di una giornata campale.-

Chi si viveva il preludio,come puledra al galoppo,era la figlia che,saltando a piè pari,su regole e norme,sospirava il suo tempo per un consenso da dare.-

E la notte,pareva,non avesse più inizio !

Poi,un’alba con sposa felice,una madre presa dal fatto ed un Vincenzo con autarchica chierica,frutto da notte da incubo.-

L’abito bianco giacente sul letto,la parrucchiera con fon in trincea,il resto indossante i gusci da sballo ed uno sposo in attesa di uno straccio di squillo…

L’evento filava verso il suo esordio,quando un decano,ansioso,interruppe l’idillio: “sono le dieci, è  l’ora di andare”!

“Ma come ?”-obiettò la Regina di casa-“Un’ora prima, pi appena du passi ?”

Sissignori,bofonchiò il decano: “du passi o du miglia, non voglio che u Parrinu ci aspetti”.-

“Vabbene o non vabbene ?!?”

E,l’uso, improvviso,del patrio idioma,come un asso di mazzi,ne decretò il suo inizio.-

Si formò il corteo con bambino e cestino,con nubendi e valletti,con con                                                     suoceri misti e col resto a seguire.-

C’è, ancora, chi giura su un intenso “prolasso” di canfora avente la meglio su un camion in salita.-

Sposi al cospetto di un altare fiorito,in silenzio tombale e genitori in frenetica attesa all’incrocio di un prete che tardava a spuntare.-

Ma con l’Arciprete nemmeno un profano riscontro.-

E,mentre il nervoso montava,l’angoscia di un povero cristo, sdraiato su un letto di chiodi, sondava,pressante,sugli astanti in silenzio.-

Trascorsa mezz’ora,senza colpo ferire,si fece fatale il resto da vivere.-

Un marasma di eventi consigliò il sacrista a fiondarsi in stazione per dolersi di un Parroco su un treno in partenza.-

E  il grido fu pronto: “…Patruzzu,e u matrimoniu ?”

E fu lì che il povero prete,con  sprezzo di se,cerco una via,trattenuto all’istante dal Prefetto e sua moglie.-

“Pigliatemi o Capu”,fu l’estrema sapienza, ed il treno fuggì.-

Quel giorno di aprile si  inaugurava l’elettrificazione di una nuova tratta delle FS.-

12 novembre 2013-11-17

 

Da una graziosa nota dell’amico Alberto Caputo.-

                                                                                              Tano Raneri

 

 

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