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I
DUE POTENTI
Erano, da poco,
suonati i due rintocchi della notte , quando la pioggia smise di
cadere ed un leggero vento di mare cominciò a spirare, benefico.
Le pesanti
residue gocce continuarono a precipitare da cornicioni e terrazze
sempre più lente e grevi, mentre Morfeo cullava nelle sue braccia
il sonno delle ignare creature .-
Tutti, ormai,
dormivano, tranne gli abitanti del magico mondo delle favole che, si
sa, si desta col calar del sole e si riaddormenta al suo sorgere .-
Nella villa
comunale, dunque, le “PHOENIX CANARIENSIS”, palme della
piattaforma africana, ma di lingua spagnola, al canto di “Vamos a
la playa”, scuotevano le chiome intrise di acqua, lasciandola
cadere sulle sottostante piante che protestavano vivacemente,
ritenendo la cosa poco…urbana .-
La più vivace
tra le contestatarie era la “LAGUNARIA PATERSONII”, la quale,
vantando antichissime origini per non aver subito mutazioni
genetiche, opponeva le sue palle nobiliari, appoggiata dalla modesta
vicina “LIGUSTRUM VULGARIS” che, sebbene originaria dal terzo
mondo, si era perfettamente adattata alla nuova civiltà .-
Chi,
sdegnosamente, invece, sfuggiva
qualsiasi rapporto era la “CATALPA BIGNIONIOIDES” sia per le sue
origini nord-americane che per la indescrivibile bellezza dei suoi
fiori e lo splendore della sua chioma dai lunghissimi baccelli, come
treccine annodate da sapienti mani d’oriente.
Di tanto in
tanto, ma solo per offrire salomoniche massime, la “ MAGNOLIA
GRANDIFLORA”, dall’alto della sua posizione centrale
che la preservava da inopportuna strizzature, anche per la
particolare conformazione delle sue foglie.
E si rischiava di
tirar tardi disquisendo sulle origini e sull’altezza di ognuna di
esse pretendendo “rispetto e sottomissione” dalle più basse,
come, enfaticamente, sosteneva la palma più alta .-
Si era, quasi,
all’alba quando, con fragore, una voce cavernosa interruppe la
diatriba, inserendosi d’imperio .-
Era il PALAZZO
MUNICIPALE che voleva
porre un tassello definitivo sulla cosa, scocciato per l’eccessiva
arroganza del regno
vegetale che, come tutti sanno, vegeta, ma non vive .-
LUI, invece, con
i suoi ORGANISMI DECISIONALI , poteva candidarsi quale simbolo per
gli altri due mondi perché era proprio nelle sue viscere che si
decideva sulla sorte di tutti i naturali, ivi comprese le piante
della villa di fronte .-
L’intervento,
più che calmare le acque, le rese tempestose perché le piante, in
coro, tralasciando i loro problemi, vantarono il beneficio
che rendevano all’uomo in fatto di ossigeno ,di frescura
e di accoglienza nei
confronti delle colombe municipali, sfrattate
dagli ultimi muratori fracassoni .-
Tra l’altro,
riferirono dei tanti apprezzamenti per la loro bellezza e maestosità
e del pio desiderio di
molti umani che quella costruzione crollasse con tutto il suo
contenuto (amministratori ed impiegati, compresi).-
Intanto qualcosa
richiamò l’attenzione dei contendenti che
di colpo, si zittirono.
Tesero l’
orecchio verso uno scalpitio di unghie lieve e ritmato, dalle brevi
interruzioni ed improvvisamente un grande disagio li prese: non
potevano sbagliarsi, era proprio un cane .-
Il nottambulo
randagio si introdusse nella villa, di diresse verso la palma più
alta, alzò la zampetta posteriore e vi…marcò il suo territorio
.-
Appena il tempo
di un inopportuno sogghigno ed anche il PALAZZONE fu abbondantemente
irrorato .-
E fu qui che il
“PITTOSPORO” umile pianta da siepe, prendendo la parola disse
solennemente: al mondo due sono i potenti chi ha tanto e chi
non possiede niente .-
No, comment
Tano Raneri
(questo racconto
è stato pubblicato nel giornalino IN COMUNE il 31 gennaio 1997).-
…meditate,
candidati a Sindaco, meditate…
TR
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