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HONG KONG,MON AMOUR

 

La famigliola viveva la vigilia con grande trepidazione,salutando amici e parenti che recavano voti augurali e doni per il “grande salto” .-

C’era chi si diceva partecipe della decisione di emigrare verso terre inesplorate e chi,invece,frenava l’entusiasmo, prospettando possibili sinistre evoluzioni per chi sconosceva i limiti della tolleranza dei naturali delle zone da occupare .-

Ciò nonostante,il dado era, ormai, tratto e di ritornare sui propri passi non se ne parlava neppure,salvo perdere la faccia  di fronte all’intera comunità .-

Non restava altro,dunque,che affidarsi alle proprie risorse ed alla propria buona stella perché i venti fossero veramente favorevoli .-

In tragitto,infatti,non era cosa da poco e la notevole distanza tra l’Oriente e gli avamposti della vecchia  Europa richiedevano tappe intermedie che potevano serbare pericolosissime insidie per la famigliola abituata a vivere tra calmi stagni e verde risaie,senza alcun serio inconveniente .-

E poi,si sa,l’emigrazione è stata ,da sempre,un flagello per le terre povere e un immenso dolore per chi si è visto costretto ad abbandonare affetti,usi e costumi per luoghi,molto spesso,inospitali .-

Ma, come si dice, “nobles oblige”,ossia :o partire sfidando l’incognito,o restare con scarse prospettive di sopravvivenza .-

E fu così che,il giorno dopo,gli emigranti fluttuavano sulle ali della speranza verso nuovi destini e nuove prospettive di benessere .-

Il viaggio fu insidioso e non passava giorno che qualcosa non mettesse a rischio la loro vita.-

Le lunghe ciminiere,per esempio,con le loro venefiche esalazioni;le città refrattarie ad ogni sorta di penetrazione;le abbondanti profilassi di circostanza erano danze offerte alla “signora falcata” perché annientasse le pur deboli speranze dei poveri illusi .-

Ma,come volle il fato,arrivarono alla meta e non ebbero nemmeno il tempo di raccapezzarsi che si videro attorniati da una grande moltitudine di conterranei .-

La gioia fu veramente grande  sia per l’ambientamento che per l’organizzazione .-

Fu consigliato loro di accamparsi vicino al luogo di lavoro,cosa che fecero rizzando le tende tra i due boschetti a ridosso di due limpidi laghi variopinti,con filari di salici sulle rive e caldi emissari nel punto più breve .-

Nelle immediate vicinanze,le miniere:una con due entrate lunghe e cavernose,spesso impraticabili e l’altra immensamente grande,ai cui bordi interni due enormi semisfere,perfettamente sdrucciolevoli,ne impedivano una facile introduzione. .-

Entrarvi era,veramente,una dannazione,vuoi per improvvisi sbuffi che ti scaraventavano fuori,vuoi per inopportune colate di magma rovesciato da una moltitudine di folletti ben organizzati ed agguerriti .-

Cavare qualcosa di notte ,poi,era un’impresa veramente ardua da restituire alla mente la  malinconica nostalgia della dolce patria lontana tanto dolce quanto serena: HONG KONG,MON AMOUR !

Quindi decisero,secondo i consigli dei veterani,di prendere il coraggio a due mani,agendo di giorno ed a bocca aperta, affidandosi ai loro angeli custodi troppo assenti in quelle ultime circostanze .-

E molti furono i coraggiosi che si introdussero nelle rispettive caverne come molti altri,invece,quelli che soccombettero sotto i magli della sfortuna .-

Anche la nostra famigliola,mano nella mano,si precipitò in avanti scontrandosi con un poderoso starnuto proprio mentre stava per introdursi nel naso di un umano del tutto  ignaro della tragedia che si stava consumando .-

Sulla loro tomba,ad opera dei connazionali,un epitaffio:

 

“QUI GIACE LA FAMIGLIA VIRUS INFRUENTIAE,DI ORIGINE ASIATICA,CADUTA SUL LAVORO NELLA CAMPAGNA ITALIANA 1996/97 “

Tano Raneri..

 

 

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