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IL DILUVIO UNIVERSALE SECONDO ....ME

 

Un cielo plumbeo, solcato da dirompenti saette in lungo ed in largo non faceva presagire niente di buono.-

Gli animali,  che più degli uomini sentivano la natura, lanciavano i loro lancinanti versi, si aggrovigliavano,impazzivano, abbandonavano le tane correndo straziati  dal terrore.-

La gente scrutava il cielo, ora congiungendo le mani in  preghiera, ora spalancando le braccia per invocare la misericordia celeste.-Il furore divino distribuiva, a iosa ,nere profezie di vendetta in ogni dove e verso tutto ciò che regnava sulla terra.-

Lassù sui monti tutte le cataratte si erano distese ed i fiumi avevano acquistato forza , le sorgenti si erano spalancate vomitando acqua senza fine, ogni ruscello era diventato un impetuoso fragello.-

Sul mare  le onde ribollenti, ora  rincorendosi come bradi puledri, ora scontrandosi, si rigonfiavano e  si distendevano come otri impazziti, contrastando la furia di un vento sempre più  impegnato nello spasimo di spingere in ogni dove.-

Solo il giusto Noè, avendo percepito che il Disegno celeste stava prendendo corpo, riunì la sua famiglia e disse loro: "Il dado è tratto" ma subito si fermò:qualcosa gli diceva che la frase fosse ipotecata.- Ripresosi, pensò e disse: "Rien ne va plus", ma capì che anche questa non gli apparteneva e così più, prosaicamente, disse: " diamoci da fare perchè a momenti diluvierà ".-

 Il figlio Sam si precipitò fuori per coprire la legna, l'altro figlio, Cam, corse a ritirare il bucato ed il terzo genito ,Jafet, si accertò che la figliolanza fosse al riparo.- La moglie e le nuore cominciarono a recitare il " Rosario" , ma sentirono che non era ancora tempo.-

Ma il giusto Noè, riportata la calma nella famiglia, con la sapienza dei suoi sei secoli incompiuti, spiegò loro  quel divino intendimento per cui loro e solo loro tra il genere umano erano stati prescelti per la salvezza da un mondo cattivo.-

Così, apprezzato il Superiore pensiero, diedero di gomito a cercare tutta la legna possibile per costruire una capace imbarcazione che li contenesse tutti, animali domestici e selvatici, compresi.-

Intanto si stava arrivando al "diciassette del secondo mese ", compleanno di Noè ed a bordo era ormai tutto pronto.-

 Fuori pioveva da ben quaranta giorni e quaranta notti e l'Arca era ormai pronta a riceversi il suo carico.-

Fu predisposta una passerella di tavole per agevolare l'imbarco e , sistematisi da ambo i lati della stessa, i familiari del neo armatore pretesero dagli animali, pervenuti in coppia,la consegna di tutti i membri maschili, che depositarono in capacissime ceste di vimini, in cambio di apposite "marchette" da riconsegnare allo sbarco.- 

Qualcuno gridò al sacrilegio, essendo una cosa contro natura.-

Il gallo ,in particolare, di origine napoletana,dando fiato alle trombe vi soffiò così forte da rintronare i suoi compagni di avventura.- In buona sostanza, Lui, adduceva a sostegno della sua protesta la denaturalizzazione di un emblema da sempre ritenuto argomento di doveroso impegno in un ambito scarsamente frequentato dai giovani dei nostri tempi.- E blaterava, blaterava, blaterava fino a che si rese conto, assieme agli altri, che ciò che  restava era ,ormai, una sola, squallida, anonima contromarca ed una obbligatoria astinenza da ogni attività...ludica.-

Ora era il giorno.

 Fatti gli auguri al Patriarca e sturata una bottiglia di buona gassosa Cucinotta, o forse no, i naviganti si sentirono sempre più leggeri in balia delle onde che al cospetto dell'imbarcazione si prostavano quasi in genuflessione.-

Per centocinquanta giorni la povera barca fu sballottata a destra ed a manca.- Le assi scricchiolarono paurosamente, mentre le falle erano all'ordine del giorno.- Ognuno, accomunato da un unico destino, partecipava alla salvezza del "mondo animale" come poteva: ora donando il proprio mantello, ora scrutando l'orizzonte dall'albero di maestra, ora rimettendo ordine dopo un anomalo flutto.-

Ci volle ancora il centosettantesimo giorno del settimo mese perchè l' "odissea" ( l'odissea !?!) si compisse ed il natante approdasse sul monte Ararat, in quel di Damasco .-

Ripresisi dalla paura,scrutarono l'orizzonte e si resero conto che era d'uopo dichiarare lo "stato di calamità naturale" e darsi la qualifica di alluvionati, in vista di una santa prebenda sempre utile ed opportuna.-

Intanto un colombo, mandato in avanscoperta, si restitui alla madre-arca con un ramoscello d'albero, segno che qualcosa si muoveva nella giusta direzione.-

Dunque era giunta l'ora che si dessero una mossa per ricostruire un mondo colato letteralmente a picco,  restituendosi ognuno alla propria specie con lo stato e le peculiarità della specie medesima.-

Noè, fatto il sermoncino d'obbligo si impelagò in dissertazioni etico-filosofiche che solo la protesta del solito galletto ruspante riuscì a soffocare, così che, scambiatisi una calorosa stretta di mano, si diede inizio alla restituzione degli attrezzi di genere... maschile.-

Sam, Cam e Jafat, con la supervisione di Noè appeso ad un capace fiasco di vino ( tenute distanti le devote nuore, per eventuali improvvise voglie), rimisero la passerella e sistemate la capaci, stracolme ceste ai lati della stessa, cominciarono a restuire i "cosi".-

Tutti si misero in fila ed ordinatamente ciascuno, secondo la propria stirpe, si vedeva restituito il " proprio" con grande giubilo, quando...

...quando una voce  ruppe il profondo silenzio:

...era il gallo che, facendosi largo nella fila, gridava a più non posso: "permessu, permessu, aggiu futtutu a marchitta o sceccu !

Tano Raneri (30.11.2002)

 

 

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