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BANDIERA ROSSA

 

Soleva accadere,una volta,nei piccoli centri di provincia che le scelte politiche non venissero effettuate per motivi ideologici,ma per più prosaici pretesti personali .-

Cosicché,se in un partito militava tal tizio,entrato più volte in rotta di collisione con cajo,mai e poi mai si sarebbero visti sotto lo stesso stendardo,essendo il contrasto personale insuperabile nella misura in cui uno dei due fosse stato costretto a soccombere .-

Ma non era solo questo motivo di scelta .-Ve ne era un altro di carattere,diciamo,più squisitamente sociale o socio-economico per cui un uomo benestante aveva la via obbligata dalla sua posizione all’interno della comunità,ammenocché…

Ammenocché la personalità fosse talmente forte ed universalmente ( si fa per dire) riconosciuta da superare questo tipo di barriera,collocandosi in un posizione dove gli venisse permesso di fare da “testa” alla massa,anziché da “coda” a pochi eletti .-

Altre scelte radicali venivano dettate da millantati crediti,ossia da pretese posizioni di particolare valenza culturale che solo,ad esempio,la “sinistra” poteva apprezzare e valorizzare .-

Poi,ancora scelte per motivi religiosi,per rivendicazioni salariali,per retaggi bellici ed anche per…

 

“”Don Giuseppino,uomo probo ed onesto,di pezzatura piuttosto minuta,di nobile arte provenendo da generazioni di barbieri a posto fisso,si era guadagnata la sua posizione all’interno della Democrazia Cristiana,ricoprendo un incarico di una certa delicatezza .-

Per il nostro preziosissimo “figaro” portare la bandiera dello “scudo crociato” non era tanto una questione di posizione politica quanto una conquista sociale, al cospetto di tutta la cittadinanza .-

E mai e poi mai avrebbe abdicato da questo incarico fin che salute lo avesse sorretto,come mai e poi mai avrebbe servito nel suo esercizio un militante del Partito Comunista Italiano .-

In tale equilibrio,per la verità un po precario,le cose scorrevano giorno dopo giorno,lasciando al destino l’evolversi degli avvenimenti ed ai vari notabili,di turno nel salone,il compito di informare il povero Pippineddu .-

Ma,dopo decenni di onorato attivismo senza mai defezione alcuna,l’altero vessillifero fu preso da un turbinio di notizie funeree che gli procurarono una depressione tale che neanche le rassicurazioni dei vari commendatori riuscì a mitigare .-

Non poteva essere accettata  l’idea che,dopo generazioni di dignitosa dedizione alla causa,si dovesse perdere,oltre che la fede, anche la… bandiera .-

E per bandiera,don Pippineddu,intendeva quel drappo appeso in cima ad un’asta che gli conferiva una certa quale dignità nel suo grigio ad un petto un po’ stanco,sbottonato quel tanto da far intravedere un gilé in tinta, perfettamente aderente,con “cipolla” d’argento .-

Finché,per quella sorta di mutuo soccorso che nei paesini è presente nella misura in cui gli immancabili intrecci di consanguineità sono presenti,il responsabile di un nuovo partito,deposti i vecchi rancori,offrì al poveretto quanto in suo potere .-

Fu così che don Pippineddu,uomo di indefettibile attaccamento ai suoi ideali,si riprese il posto cui tanto teneva per una questione,come diceva,di discendenza .-

Non cantò,non aprì bocca in quella prima uscita ufficiale per non apparire sleale nei confronti dei suoi ex compagni di cordata,ma,compenetrandosi nella nuova dimensione ,volle alzare più in alto possibile il novello ignoto legno su cui sventolava la rossa bandiera di Rifondazione Comunista .-

…svizzero ?…no,Novi !

Tano Raneri  (18.02.1997)

 

 

 

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