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L’ASINO
SAPIENTE
…e fu al grido
di “scappari nun’è vergogna, ma sarvamentu ‘i vita”
che don Francisco, Conte di Amola e Piscittina, Signore di Masseria
Soprana e Sottana, Plenipotenziario di Malvicino, scrisse la pagina
più importante della storia della sua contea.-
Correva l’anno
di grazia 1234 quando Mustafà Alì, figlio del più noto Babà, decise di
lasciare le Eolie e le sue cisterne vuote per riempire gli otri
della flotta di buona acqua di torrente.-
Diresse, dunque,
la prua della sua ammiraglia verso la costa siciliana alla ricerca
del tanto decantato torrente “Scatascio”, chiamato, in seguito,
“Zappulla” in omaggio a certe gentil donne colà dimoranti, ma
fu grande la sua meraviglia quando nei pressi della foce notò il
beccheggiare di mille e più sacchetti bianchi che, come si seppe
dopo, provenivano da una vecchia discarica romana.-
Considerato,
dunque, che assumere streptococchi fecali e totali non era ciò che
appassionatamente cercavano, si diressero verso i resti di
Agatirside, poco lontana, ove un torrente di nome Vina elargiva
fresche e limpide acque.-
Le torri di
avvistamento, numerose ad ovest della Trinacria, scarseggiavano,
invece, dal lato opposto, tanto che la gravosa incombenza di
avvistare i turchi era devoluta a tale Torre Ciauli, ad est del
castello d’orlando ed a quest’ultimo maniero, il castello
appunto, di segnalarli con un alto falò, essendo che le incursioni
si verificavano, di norma, nottetempo.-
Ma, per volere
del destino, tutte le pergamene in disuso, gli stracci intrisi
d’olio ed il soffiare di poderose donnone a testa bassa
tutt’intorno alla catasta, non ebbero ragione delle troppo fresche
fascine di mirto, acacia ed erica per.cui, senza volerlo, i figli
del Dio del Vento divennero
gli ignari turchi assalitori del Castello Bastione ed i castellani
gli ignari destinatari di tanta ingombrante presenza.-
Ma solo per
poco.-
Infatti, al
latrare dei cani, mille fiammelle si accesero nella notte appena
rischiarata da una pallida luna che conversero verso piazza d’armi
al grido di “morte
all’invasore”, in attesa che l’opulento e pacifico Signore
delle contrade si mettesse alla testa della schiera.-
Ma ciò non
avvenne, per ovvi motivi.-
Così
che,sistemato il nobil’uomo sull’unica, assonnata cavalcatura
disponibile , un asino, si fece di necessità virtù e si abbandonò
il castello alla misericordia degli improbabili invasori dalla mezza
luna.-
Presero
silenziosamente la via della montagna a luci spente e
tutt’insieme, asino compreso, si diressero verso luoghi più
sicuri.-
Strada facendo la
fatica si faceva sentire, specie per il quadrupede che oltre al
gravoso peso, doveva farsi carico di trascinare le estremità del
nobile, troppo lunghe per dondolar al moto,cosicché, sovente, il
cavaliere incitava il malcapitato animale ad una più esatta
interpretazione del ruolo che
madre natura gli aveva assegnato.-
E l’ asino,
fatto qualche metro più in fretta, riassaporava una nuova dose di
punteruolo ed ancora un’altra ed un’altra ancora.-
Finchè,
considerato che in quel tempo anche gli animali parlavano,
irriverente si rivolse al suo nobile basto e chiese del perché di
tanta fretta e ottenutane risposta, diede fondo a tutta la sua
sapienza, pronunciando la fatidica frase: “ alleggiu, cu te o
cull’autri sempri sceccu restu…-
Mai espressione
fu più eloquente per noi comuni mortali che, nell’illusione di
partecipare e decidere, non ci accorgiamo che il nostro destino è
segnato da tempo, ad
opera d’ignoti.-
Tano Raneri
(23.11.1997 IN
COMUNE).-
…meditate,
elettori, meditate…
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