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“A RALLA E’ PAZZA…”

 

 

Recita un vecchio adagio :”a mali estremi,estremi rimedi” solo che le toppe,a volte,sono più nefande dei mali per cui viene il legittimo sospetto che qualcuno ,da qualche parte,si stia facendo beffa di te.-

Ed è già tanto individuare nel folletto “irridescente” la causa dei tuo…disastri perché ciò solleva ,almeno,la tua coscienza per aver cercato, inseguito e mai raggiunto quel piccolissimo riscatto che ti restituisca l’autostima impantanata in ristagnanti acque putrescenti.-

Ma quando è l’insoddisfazione a rimescolare il procelloso mare delle tue insaziate voglie,può accadere che l’illusione di una prodiga dea bendata ti faccia precipitare nel disimpegno totale dai tuoi doveri d’istituto.-

In un giorno di mare mosso,in questo agosto,una fila incredibile di turisti in cerca di costosi “gratta e vinci”,hanno annullato un’ora di vita per me che cercavo solo una ricarica telefonica,all’altro sportello la chimera di vacanze diverse, affidate ad un Super Enalotto e dintorni.-

Un giocatore stanziale pensionato,persona di indubbia moralità,ancorché militare di carriera,preso dal vortice del vizio,cercava soci per “grattare”,buscandosi un freddo rifiuto.-

Il vizio del gioco d’azzardo ,si sa,affonda le radici nella notte dei tempi,ma,giusto per non scomodare la storia,qualche diecina di lustri fa non esistevano molte alternative : o con il Lotto,o con la Sisal ,o con le carte, o con don…Fefè u’ barcillunisi.-

 

“…a ralla è pazza,a ralla è pazza…,ahia..ahia..ahia ..ahia…”

 

soleva gridare, don Fefè,il più simpatico imbonitore delle feste della nostra Patrona consegnato al ricordo di una ex giovinezza sempre meno presente nel panorama della mia vita.-

E col suo grido stridulo,modulato da un mosso dito in bocca,con peperoncino rosso-cajenna infilato nel mignolo,quest’uomo, bassino,dagli occhi spiritati,in completo stanco bianco sporco,munito di sorrisetto accattivante,ormai in là negli anni,lanciava il suo grido al popolo dei gallinacei aspiranti al sacrificio delle loro penne.-

La posizione, strategicamente perfetta,defilata quanto bastasse a rendere il tavolo della roulette precluso a sguardi indesiderati,in quel di piazza Duca degli Abruzzi,si offriva più come un posto di lavoro silenzioso ed onesto, anzicchè come un luogo per salari e stipendi da munire di ali per il volo finale.-

“…a ralla è pazza, …a ralla è pazza…”,

 continuava a gridare don Fefè u’ barcellunisi, avendo individuato in un cliente in grande muliebre struscio festivo, vogliose orecchie tese all’ammaliatore canto di sirene tra Scilla e,appunto,1e… la “ralla”.-

I croupier, almeno due ai due tavoli,con giacca e cravatta,più un supervisore e tre /quattro soci confusi tra gli aspiranti a rovinarsi le feste,impeccabilmente vestiti,seguivano un rituale che ricordava films  americani sul probizionismo.-

Mancavano i gorilla,ma c’è chi assicura che di compari ce n’erano a sufficienza per stimolare puntate sempre più sostenute,facendosi loro finte prede tra le prede vere.-

Niente,dunque,era lasciato al caso,compresa l’eventuale botta di…culo,caso mai il fortunato avesse deciso di abbandonare il tavolo da gioco.-

Don Fefè ,persona di grande simpatia,compariva improvvisamente per i due giorni canonici e non si sprecava nel montaggio della linda tenda (un lenzuolo di casa),avendo il solo incarico di svolgere la roulette di sua proprietà,affettuosamente avvolta in un costoso panno verde ,della quale ne curava l’ottimo livellamento.-

Qualcuno, dalla fervida fantasia, blaterava che la concessione mai scritta di un simile gioco d’azzardo, che dicevano a premi,non poteva che affondare le radici in  informatori di comodo per la pubblica sicurezza;altri azzardavano che la presenza ovattata di soci politicanti,addolcissero la posizione del Palazzo;qualche altro sosteneva che fosse meglio una situazione controllabile ad una  bisca clandestina.-

Il fatto sta che a scrutare le facce congestionate di certi avventori, costretti a smorfie di dolore per caviglie ormai alla deriva a cui si aggiungeva,verosimilmente,il disappunto per l’inseguimento della botta giusta mai raggiunta,nei visi ,come dicevo,di questi stakanovisti della “ralla” (la pallina della roulette) si potevano ,nell’immaginario collettivo, riflettere famiglie senza gioia della ricorrenza per sopraggiunta idiozia festiva in un capo famiglia sempre meno capo e sempre più caprone.-

 

Intanto la pallina mandava il suo tintinnare gioioso tra una moltiplica di punte,pronte a sistemarsi in un’ansa della stessa e l’adrenalina era proporzionata a ciò che ti restava ancora da scommettere.-

“Doppio zero giallo”,gridava il croupier ed il banco vinceva, non essendoci amanti per un colore che,di per se,rappresentava un pallore già fissato nei volti dei molti  presenti.-

“17 nero- il banco vince” su un numero che la cabala non vuole si disturbasse più di tanto.-

E più erano gli scommettitori e meno erano i giri della moltiplica, giacchè non v’era tempo per i…convenevoli.-

 

Ma l’imbonimento non si fermava alle sparate di don Fefè, anzi,si spingeva in raffinate trovate da professionisti impegnati per sfruttare ogni minuto di una condizione ottimale da prendere,come dirsi…a volo radente.-

“Alle 10 vermout Ballor” prometteva a squarciagola ,il croupier più amato dagli orlandini gaudenti ed ,immancabilmente,alle 10, questo diabolico vino,ai più sconosciuto, veniva a bloccare la voglia di cena e a sostenere la …voglia di gioco di chi aspettava di rifarsi dalla malasorte.-

Ora, era un prodigo e ruffiano spiffero di vento, sopraggiunto o inventato, che avrebbe dovuto consigliare di abbassare le tende (altre lenzuola) laterali per una notte la più lunga e proficua possibile.-

 

“…a ralla è pazza,a ralla e pazza…”,

sicuramente,ripeteva tra di se don Fefè quando l’aurora di un nuovo giorno trovava i “giocaleri” impegnati a contare le…penne dei polli caduti sul Carso del gioco.-E maliarda lo doveva essere veramente,quella luccicante pallina , non per la fatuità del suo muoversi,quanto per aver illuso uomini deboli a tentare una rivalsa corta e diretta, su un infausto intero anno, fuori dalla loro portata.-

20 agosto 2008-08-20

Tano Raneri

 

 

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