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IL SALUTO

 

…era, ancora, bello don Mimì, nel suo vestito bianco, con gilè a quadri rossi e con la sua prorompente grigia chioma dal cappello a larghe tese…-

…salutamu a voscenza…voscenza benedicita: tutti lo salutavano,scoprendosi il capo,lungo lo scorrere della via Consolare Antica, sul suo elegante calesse, al piccolo trotto di una giovane giumenta…-

…salutiamo, cavaliere…baciamo la manuzza e Lui, che cavaliere non era, compiaciuto,si concedeva ora con piccoli cenni del capo, ora portando alle falde  l’indici ed il medio della mano destra, tenendo ben salde, nell’altra, le redini dell’albina cavallina…-

Don Mimì era un facoltoso proprietario terriero della Piana,secondo solo a don Gesualdo, a cui portava il dovuto rispetto, sollevando egli stesso per primo, il suo candido cappello…

Storia di ordinario comportamento in epoche trascorse  che conservano tuttavia intatto il loro antico fascino.-

Storia di “saluti”, di regole di vita e di ubbidienza, di norme mai scritte e,forse per questo,patrimonio di molti ,ma non di tutti.-

Cos’è,dunque,il saluto se non un fuggevole contatto con cui può essere “concesso” o tolto il diritto all’occupazione di spazi di vita comunitaria ?

Cos’è, dunque, il saluto se non un gesto gratuito ed inerme, ma importante,nella vita di relazione tanto da rappresentare le fondamenta su cui si costruisce un qualsivoglia confronto ?

Forse, niente di più, ma ,certamente, niente di meno.-

Un semplice “ciao” a volte è più lungo di un lungo discorso e se “condito” da un sorriso, può far crollare barriere e smantellare ostacoli eretti dalla nostra condizionante umanità.-

Può essere il casuale innescarsi di un processo di partecipazione e solidarietà non richiesti, per riservatezza o dignità, e per questo ancora più graditi.-

Un “buon dì” o un “buona sera”, come qualsiasi altro modo, e ve ne sono tantissimi, può dare segno di pienezza, di gratifica e può significare invito ad un fugace rapportrasi col prossimo.-

 

Eppure, c’è chi lo nega, per negligenza.-

-un solitario avventore disturbò l’ameno parlottare del personale, salutando con trasporto, ma inutilmente;

-         in una sala d’attesa un altro saluto collettivo si dondolò lieve e leggero in un’atmosfera greve e cadde nell’indifferenza… “come foglia morta cade”…

-         A fronte di tutto questo, come nel gioco dei sinonimi e contrari, il non saluto arma, l’ignorarci, il negarci ad un rapporto di civile coesistenza, in modo preordinato e, direi, “scientifico”.-

-         Un fragello della società che colpisce, indiscriminatamente,chi più, chi meno a seconda dell’indice di tollerabilità di ogni essere umano.-

-         Una scelta,a volte, dolorosamente necessaria,forse anche giustificata, che può, non obbligatoriamente, essere accompagnata da astio e rancore.-

-         Una scelta,spesso, dolorosamente immotivata.-

-         Ma di questo, per carità di patria, preferisco non parlarne.-

-         Tano Raneri

 

 

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