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ECCO LA STORIA DI UNO…

 

Fu in quella magnifica giornata di  primavera che Sor Pampurio,col fido Codaritta, si inerpicò lungo i sentieri dei primi contrafforti dei Nebrodi, a “caccia” di funghi mangerecci .-

Ma non fece i conti col suo apparato digerente che,brontolando,lo costrinse ad appartarsi in un anfratto del terreno, per liberarsi del suo peso.-

Lo sforzo fu pari ai numerosi giorni di astinenza e  le risultanze oltre ogni più lusinghiero successo.-

Risistematosi,sor Pampurio  mortificò la curiosità del fido Codaritta con una pedata e,data un’ultima occhiata al “manufatto”, se ne girò inorgoglito per la maestosità del  “coso”.-

Intanto il sole caldissimo seccò immediatamente il grossissimo escremento e lo stesso assunse le sembianze di un lungo tizzone rinsecchito dal troppo patito caldo.-

Passarono i giorni,ma  l’imperterrito “monumento” non si dissolse,non si abbattè e neppure si disgregò, ma,caparbiamente, aspettò che  pioggia ristoratrice gli restituisse rotondità e spessore.-

Ma  quando dio la manda ,si sa,piove a dirotto per cui la ormai disidratata defegata cominciò a seguire il volere dei rigagnoli,prima,e del ruscelletto poi,secondo una legge di natura.-

Ora lo stronzone cominciava a sentirsi a suo agio.-

Galleggiando .galleggiando si rigirava ora a destra ,ora a manca, beccheggiando leggero e soave, accarezzando  ramoscelli e fili d’erba di cui se ne sentiva ormai con-panorama.-

Finchè,scivolando a valle,fra gorgoglii e cascatelle, si arenò in un pantano dalle canne troppo alte e si fermò.-

Ma lui,essendo stronzo, non si perse d’animo.

Preso com’era dalla sua nuova condizione cercò di gracidare con le rane,mischiandosi tra loro,ma fu subito riconosciuto ed allontanato; si rivolse, allora, ai pesciolini che non accettarono,per il noto problema, alcun tipo di dialogo;quindi si beò dei girini che lo mordicchiavano,cercando di carpirne l’ingenuità,ma quelli si allontanarono schifati.-

Il povero stronzone ,ormai schizofrenico, si abbandonò a sproloqui contro tutti,se la prese col destino, si disse sfortunato,si pentì d’avere osato tanto,ma non ebbe  clemenza neppure da uno scoiattolo che, abbeverandosi, gli disse: cosa ci vuoi fare “CHI NASCE STRONZO,STRONZO MUORE”.-

Se si rassegnò non ci è dato sapere, ma staremo sempre attenti perché la favola, caso mai,continui…-

3 settembre 2003

tanoraneri

 (questa favola sarà inserita nei miei racconti, ad imperitura memoria e lo stronzone avrà un suo nome e cognome).-)

 

 

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