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LASSU’,SUL
POGGIO
(una
storia vera)
Il plumbeo cielo non lasciava presagire niente
di buono .I nembi si inseguivano vorticosamente,turbinando tra
loro,lasciandosi dietro stracci sfilacciati di nere
nuvole,sospinti,prontamente,da un impetuoso vento di mare .-
Lassù,sul poggio,dietro di vetri di una linda
casa,mentre papà Francesco scrutava ,trepidante,il ponente,il
sole,oscurato da un cielo minaccioso,si negava alla vista,rendendo
l’ora bugiarda .-
La giornata incominciava,dunque,come ogni
altra,sorprendendo mamma Maria ad accudire il figlio
giovanetto,pronto per la scuola,mentre papà,in cuor suo,imprecava
contro la sua scarsa versatilità per i moderni mezzi di locomozione
.-
Il ragazzo,di nome Umberto per motivi
nostalgici,scalpitava desideroso di misurarsi con la natura lungo il
tortuoso sentiero che portava al piano,in barba ai fulmini e prima
che “Orion dal Cielo “ imperversasse .-
Cartella a zaino con cinghie autarchiche,si
tuffò a capofitto lungo la scoscesa stradina,emulo di Zeno Colò,quando
le cateratte del cielo si aprirono,ponendo una seria ipoteca sul suo
destino di studente .-
Papà e mamma non ebbero dubbi:si diressero
nella pioggia verso il ragazzo che l’aia non avrebbe più ospitato
per mesi e la scuola non avrebbe avuto per anni .-
I giorni erano,ora,monotoni per Umberto.-
Scorrevano l’uno dietro l’altro,con
l’angoscia che il suo imparare in casa non reggesse l’urto con
la classe e con la preoccupazione che la sua caviglia non reggesse
il peso del suo corpo .-
Sul poggio,ormai i prati erano in fiore,quando
la scuola diede il suo provvisorio addio alle speranze del
claudicante Umberto che celò nel suo cuore con tristezza .-
Ogni mattina,dunque,si ripeteva il
rito:l’adolescente,ormai guarito,fingeva d’andare a lezione,ma
indirizzava i suoi timidi passi verso un “fortino”, retaggio
bellico,per nascondersi assieme ai suoi libri ed alla sua vergogna
.-
Questo forzato autoisolamento ,produsse in lui
effetti tali da renderlo contemplativo,
lasciando
che la natura si impossessasse del suo animo,naturalmente
predisposto verso il creato .-
Un mezzadro discreto mitigò la sua solitudine
,concedendogli la pietraia del fortino che con le sue cure divenne
fertilissima e produttiva .-
Passarono gli anni:la scuola lo riebbe e la
vita lo premiò,ma il destino volle ancora stupirlo .-
I suoi passi sicuri e responsabili,lo
ricondussero là,a quel fortino,dove da giovanetto meditò per la
sua caviglia rotta,in compagnia dei suoi inseparabili libri
e del suo segreto,ma questa volta perché si completasse
un’opera destinata ai bambini,nata,inconsapevolmente,da un seme
piantato da uno studentino ed innaffiato col suo pianto .-
Una fitta al cuore per lui ormai
adulto,nell’accarezzare le sue canne e le sue opunzie di
allora,ancora lì, come i “Cipressi” del Carducci ,a
testimonianza di un tempo passato .-
Una storia delicatissima,ma vera,con
personaggi,pur se mal celati,autentici,sul palcoscenico di una realtà
che non abbisogna di ulteriori aggiustamenti .-
Poesia della vita,dunque ?
Certamente,perché in ogni vita si nasconde la
poesia dell’esistere.-
Basta saperla capire,custodire,proteggere
.-Recitarla a tempo debito,come da copione,senza farraginose
modifiche, con l’entusiasmo di un adolescente,di chi l’accoglie
come un dono .-
Certamente,non sempre ciò che si vive dà
gioia e spensieratezza,ma se si è educati ad esaltarne gli aspetti
positivi,si può essere più preparati ad affrontarne i negativi ed
a mitigarne gli effetti perché,si sa,la felicità da vivere è una
dolce chimera che si scopre e si coglie rievocandone i ricordi .-
Tano Raneri 16 gennaio 1997)
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