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LA JELLA

 

La lussuosa auto scorreva,sorniona,lungo la stradina,lambendo siepi e cunette,mentre un vento di tramontana la investiva con folate di neve ed acqua .-

Erano le nove della sera e la giornata,una giornata da schifo,stava incanalandosi nel giusto alveo per una conclusione,se non esaltante,quanto meno accettabile .-

Tutto era cominciato ad andar storto sin dal mattino di quella domenica,quando,nell’ansia di osservarsi,Claretta,inavvertitamente,fece cadere il suo specchio da toilette .-

Tanti divennero gli occhi che annotavano il suo disappunto dettato,oltre che dalla perdita del prezioso amico,anche da una certa diceria a cui ella,essendo donna di cultura,non poteva prestar fede .-

E tale rimase la convinzione anche quando il suo brizzolato compagno di vita lanciò un lancinante grido per aver anche lui,inavvertitamente ,infilato un dito tra presa e spina del suo rasoio elettrico .-

Dunque,il consulto tra i coniugi fu immediato e si convenne che mai avrebbero dato credito a superstizioni popolane,optando,realisticamente per una più attenta gestione di quel dì.-

E le ore scorrevano tranquille,l’una dietro l’altra,cercando di limitare al massimo ogni movimento,preventivo frutto di attenta e scrupolosa analisi.-

Si era appena a metà mattinata,quando in casa squillò il telefono ed un frettoloso,estemporaneo invito a cena fu registrato dalla segreteria telefonica,inserita per una maggior tutela della “privacy” familiare .-

L’ascolto simultaneo ridiede tono alla giornata,ma non sufficientemente tempo alla signora per uno straccio di accordo per lo svolgimento della serata .-

Si interpretò ad orecchio la voce;dunque;la si attribuì ad un’amica in debito di “party” e si pensò ad un frugale desinare che non li appesantisse troppo .-

Ormai ne erano certi,niente poteva andare più di traverso in una casa vuota con una mezzanotte quasi incombente che avrebbe spazzato via la iniqua,tormentosa sequenza .-

Ed ora erano là,a qualche chilometro dalla villa degli amici dove le loro disavventure sarebbero diventate il “best-seller” della serata,con grandi risate e buona pace della inopportuna “jella”.-

Una dolcissima frenata,qualche attimo in macchina per riordinare le idee,un ombrello da viaggio ben disteso  ed un catapultarsi fuori dall’abitacolo del fiammante bolide .-

Appena il tempo di sbattere le suole sotto i portici che la vista di qualcosa,stranamente somigliante ad una flaccida,spelacchiata pelle di gatto,penzolante dall’auto,attirò l’attenzione del signor Cesare:era parte del visone muschiato della moglie ridotta,come si suol dire,ai minimi termini .-

Attimo di disappunto e sguardo al cielo della sconsolate Claretta con lucida e civile imprecazione del tipo “u troppu è troppu”per annotare che allo scampanellio non vi era stato alcun riscontro .-

Rientro del consorte ,fradicio, in macchina con conseguente testata sulla portiera per quel maledetto nervoso che ,con quello che gli restava della chiave,gli fece pronunciare la fatidica frase “a lu peiu nun c’è fine”.-

…”Non so che senso abbia il ridicolo del tutto/nulla in cui viviamo,ma deve averne uno e forse non il peggiore”.-Eugenio Montale (Altri Versi) .-

Tano Raneri  6-3-1997

 

 

 

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