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IL
RICORDO
Lo spegnersi del suono del campanello,ove ce ne
fosse stato bisogno,non foss’altro che per l’allegro vociare di
studenti pendolari ,annunciava l’imminente arrivo del treno .-
Il convoglio si fermò con stridore di freni e
l’attesa,di colpo,si tramutò in una sottile ansia ,mitigata
appena dall’esserti sottratto ad imbarazzanti silenzi con
occasionali compagni di piazzale .-
Poi,l’imbarco con calma apparente ed il
riaddormentarsi della vuota stazione .-
Il serpente d’acciaio si mosse dolcemente e
scivolò,silenzioso,lungo i binari alla fuggevole vista di alberi e
case,di strade e paesi,di ponti e canali,ritmando la sua corsa con
il sordo sollecitare di ruote e di scambi .-
Inforchi gli occhiali ed apri il giornale:”la
lira rientra” il “governo resiste”,”Di Pietro non
vuole”…!
Richiudi il giornale,riponi gli occhiali,ti
immergi nel nulla .-
Appoggi l’assonnata testa sulla mano ed,al
tremolio del moto,con indifferenza ti concedi al fuggiasco paesaggio
.-
Gli occhi ti si richiudono appena e dal
riverbero di incerti ricordi,indefinibili fantasmi affiorano alla
mente: “una manina nella stretta sicura di una ruvida mano;il
dondolar di piedi da un sedile di legno;uno spicchio d’arancia al
sapore di fumo “.-
L’improvvisa,fragorosa risata di un compagno
di viaggio ti ridesta,meditabondo,sulla variegata natura di chi
lascia gli affetti e si fionda lontano non sempre col cuore in
dolore .-
Ti riabbandoni a scrutare il creato,riappoggi
il pesante tuo mento ed,adesso,ti assale il ricordo…
Fibrilla,è incerto,non vuole venire,ma ecco
che appare:” un dolce rientrare tra trepida attesa di un uomo in
ambasce ed in lui rifugiarsi”…-
L’innocuo gridare di giovani donne ti porta
tra i vivi e ti offre la stura:ripensi ai motivi che spingono
altrove,tra gioia e sorrisi,le umane speranze ancor non uccise dal
vile destino…-
Ti rimetti a pensare ed un magone ti assale
…-
Il convoglio si ferma in piena campagna,con
aria distratta ti chiedi il perché: non cerchi risposta,ti senti
appagato,vuoi soli arrivare !
Rifiuti il vagare tra memorie ormai andate…
…che lasciano posto a cose reali…-
Ti piace pensare a mano sorretta da voce a te
cara,ripetere gesti di affetti trascorsi e vivere in essi la vita di
oggi.
Amare tua moglie come lei ama te.
Amare tuo figlio come avesti tu amore,
racchiudere
in te le stesse sue ansie,
gli stessi timori,
le stesse speranze in un domani migliore…”
Tano Raneri (28.11.1996)
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