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IL CARO ESTINTO

 

Dio mi guardi dall’essere irriverente nei riguardi di un povero morto o insensibile verso il dolore dei di Lui congiunti.-

Ciò che voglio, in effetti, sottolineare è, più che esorcizzare il concetto di morte, il rilevare come in ogni manifestazione umana ci sia sempre in agguato una componente semi-seria direttamente proporzionale alla solennità della circostanza ed all’incontrollabilità, purtroppo, del nostro sistema nervoso .-

 

Il “rito funebre”, questa volta,dunque a dimostrazione che, pur nella ripetitività, resta un classico e non certo per volontà dei protagonisti (defunto, in primis), ma per imprevisti “conflitti” di irrazionali, quanto personali,deliri comportamentali.-

Lasciatemi, quindi, il coraggio di raccontarVi un fatto realmente accaduto e…buoni scongiuri a tutti.-

 

 

“”Si avvertiva nel quartiere una certa cappa, ossia un senso di riverente rincrescimento nei confronti di quella abitazione dove, si sapeva, un’anima sarebbe volata al cielo.-

E si aspettava con ansia, ma anche con altrettanto senso di prevedibile mutua liberazione, che le sofferenze dell’infelice fratello venissero consegnate all’Onnipotente e la libertà di gioco al vociare dei bambini del luogo.-

Poi, ecco che la ferale notizia si allarga nello stagno della “eredità d’affetti”, dando luogo alla litania del cordoglio che, se si vuole, è tanto più partecipativa quanto più larga è la “penetrazione” (leggi,peso) dei familiari.-

 

Alcuni amici si ergono a paladini del “patimento” della “casa”; altri si affaccendano attorno al telefono, mentre vengono disposte le sale per il pietoso omaggio alla salma.-

 

Inizia,così, il frasario di circostanza ed il districarsi tra parenti ed estranei, stazionanti in bella-vista, verso la “camera ardente”, per un bacio affettuoso alla giovane vedova ed un caloroso abbraccio, con pacca consolatrice, ai congiunti.-

Uno sguardo panoramico nella saletta accanto, un veloce scarto di estranee gramaglie, per un inizio, con qualche preferenza, dell’itinerario tra traboccanti vasi di fiori, umane estremità inferiori ed erronee strette di mano soffocate da subitanee, nascoste scaramanzie.-

Più avanti, un abbraccio fuori misura per slancio mal calibrato ad anziana vicina di casa, poi lo scatto felino verso un consanguineo assente, risuscitato alle voglie dei “cordoglianti” sempre in cerca di nuove “sentite” prestazioni.-

 

Ma, haimè, qualcosa doveva ancora accadere…!

Il povero solitario e datato ragioniere del palazzo accanto, con giacca d’obbligo e fazzoletto in mano per perniciosa influenza, individuato da disinformato, giovane amico (capofila in trasferta) quale facile preda, fu irrorato da venti baci e mille parole di esortazione, senza difesa alcuna, per ovvi motivi di opportunità.-

 

  Il tutto alla presenza dell’involontario defunto il quale, nel pensare ai rischi nel corteo del giorno dopo,sicuramente,non avrà potuto fare a meno di mormorare a denti stretti (dato il pio uso): AMARA A CU MORI !

 

Tano Raneri            (2.2.2000)

 

 

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