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IL BICCHIERE
D’ACQUA
(una storia
vera)
Premessa:
Usava,tanto tempo fa,nei più reconditi luoghi della
Piana di Capo d’Orlando,che il giovane affidasse la sua prima intenzione
per un progetto matrimoniale (fidanzamento in casa),ad impercettibili
messaggi,come,ad esempio,la richiesta di un “bicchiere d’acqua”.-
Se la cosa era “a piaciri” il
bicchiere,impreziosito da un centrino ricamato dalle mani della
prescelta,veniva affidato dalla madre a quest’ultima che aveva
ricevuto,durante la festa di San Giuseppe il lancio della “calia”
(ceci abbrustoliti che si tiravano tra i capelli della ragazza per
saggiarne la disponibilità ad un futuro rapporto) .
Ma…-
Ora erano rimaste sole.
Tutte due in là negli anni e tutte due aggredite da
una struggente solitudine fisica che li avviliva oltremodo .-
Eppure,anche loro avevano riempito quella vetusta
casetta di grida e di canti,retaggio di antiche tradizioni,a cui ,ogni
generazione aggiungeva qualcosa per rendere il “vecchio”
“nuovo”,nel rispetto più assoluto di indiscutibili ed inalienabili
canoni di costume .-
Quante volte la sapienza della mamma faceva capolino
tra i voli pindarici delle giovani fanciulle per frenarne le picchiate e
quasi sempre doveva ripercorrersi a ritroso perché la giovinezza non dà
deroghe,non scende a compromessi e non rinuncia ai suoi diritti .-
Poi gli anni passano,le primavere si rincorrono ed i
propositi di riscatto si infilano l’uno dietro l’altro,come i grani di
un rosario, a scandire il lento declinare di ridimensionati obiettivi per
naufragare in un infinito mare di “se” e di”ma” .-
Le due vecchie sorelle,anche se avevano tanto su cui
recriminare,ma anche da rimproverarsi,nella vetusta casa in cui i dialoghi
si erano spenti con lo spegnersi dei loro genitori,cercavano il senso del
loro esistere,attaccandosi ad antiche usanze .-
Cosi che ogni mattina,immancabilmente,ripetevano
alcuni riti che nulla avevano a che fare col vivere quotidiano .-
Infatti,accanto all’unica porta d’ingresso
prospiciente uno sterrato,delimitato da una antica “gambitta” (torrentello),unica
via di comunicazione col resto del mondo,le zitelle si adopravano a
feticizzare gli oggetti gli oggetti che avrebbero dovuto cambiare il corso
della loro esistenza .-
Quindi,sulla parte destra,in buona evidenza,un tavolo
ben addobbato ospitava la sacre immagine di S.Antonio e sull’altra parte
un altro tavolo,di forma rotonda,con tovaglia ricamata,centri e
centrini,accoglieva una bianca bottiglia piena di fresca acqua e due
bicchieri .-
Cosa volesse significare quella cerimonia non era
chiaro a nessuno,salvo che per la sacra effige del Santo Padovano che,come
è pane quotidiano, nelle case con donne da marito,il venerarlo rimaneva
una via obbligata .-
Eppure,bastava osservare il delicato comportamento
delle due donne perché l’arcano si chiarisse,restituendo all’acqua la
sua semplice funzione vitale.-
Infatti,ogni qual volta le due donne avvertivano il
passaggio di un uomo,si precipitavano con bottiglia e bicchiere nell’aia
aspettando che il destino compisse il suo disegno.-
Perché troppi bicchieri
d’acqua avevano negato,da speranzose giovanette,a vigorose
braccia,soffocando sul nascere ogni sogno d’amore.-
Ed ora erano lì,disposte ad offrire la loro
incondizionata adesione alla vecchia consuetudine,indispensabile viatico
verso il matrimonio,con concedere ciò che la loro alterigia aveva
negato,senza motivo alcuno .-
Ma troppo tardi ormai !
Tano Raneri (2003)
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