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I DUE AMICI

 

Il dialogo,certo,ormai lasciava a desiderare,non foss’altro che per quella fatale ripetitività che colpisce quando normalmente ci si accompagna alla stessa persona .-

Ciò nonostante,i due anziani amici continuavano a frequentarsi,volenti o nolenti,perché il destino li aveva accomunati sotto un unico disegno che ai più appariva consono e pertinente .-

Dunque,ragionamenti un po scontati,ma sempre saturi di sapienza ed esperienza  che aiutavano a trascorrere le loro giornate un po noiose e tutte uguali .-

Infatti,il più anziano dei due,uomo di profonda cultura umanistica,era scarsamente propenso  a lascia correre sulla lascività delle nuove generazioni e sul permissivismo adottato a motivo di conquista sociale che tale non era perché “frutto di evidenti deviazioni mentali”.-

Purtroppo,però,l’argomento era talmente diuturno ed alienabile da apparire l’unico possibile e praticabile al cospetto dello scempio “perpetrato ai danni della sana educazione di una volta “ .-

Va subito detto che i due vecchi amici si intrattenevano frequentemente nella villa comunale,loro posto di osservazione e crocevia di ogni palpito di vita che portasse i germi delle nuove realtà .-

Il sillabato dialogo di una volta poteva apparire insufficiente ed inconcludente,ma,secondo il professore,certi eccessi di oggi stigmatizzavano semplicemente un modo di essere da dare scarso credito a certe osannate differenze con resto del “primo regno” .-

Ossia,come dire che quando si dà sfogo agli istinti,travolgendo i basilari principi del vivere in società,cioè dell’indispensabile pudore,il passo tra l’uomo e l’animale è fin troppo breve .-

Ed il tempo passava osservando ora a destra, ora a sinistra senza stancarsi mai di registrare lo scorrere della vita che,lentamente,trasformava le cose,le abitudini e le persone .-

L’altro amico,il dottore,concordava quasi in tutto con l’interlocutore,oltre che per quella forza della ragione che sprizzava da ogni sua osservazione,anche per una sorta di profondo rispetto che nutriva verso di lui,tanto da darle del Lei,malgrado la loro veneranda età .-

Ma,su una cosa,il dottore,non era disponibile a cambiare opinione e cioè sul giudicare i suoi concittadini,secondo lui,gente proba,onesta ,laboriosa ed al di sopra di ogni sospetto per “millantate modernità”:”doverose scelte,invece,da sacrificare sull’altare dell’immagine del proprio paese” .-

La più grande vergogna,secondo il dottore,non era assistere ad innocenti effusioni prive di malignità e fatte alla luce del sole,ma il dover annotare le interminabili file presso gli sportelli degli uffici postali,sottraendo tempo prezioso alla produttività degli orlandini .-

Ciò che si proponeva all’attenzione del casuale osservare del viandante, era la corretta compostezza dei due che mai e poi mai si sarebbero sognati di interloquire ,o, peggio, di darsi sulla parola .-

Dunque,ognuno poteva disquisire per lunghi periodi senza che l’altro lo interrompesse e le conclusioni erano,indiscutibilmente,accettate come fossero oracoli del destino .-

Una sola cosa poteva distrarre il loro pacato ascolto:il piccione !

Il Piccione ?

Certo,il piccione !

Ogni qual volta solo uno di essi si posava sulla statua dell’uno o dell’altro,un impercettibile sorriso ironico increspava le bianche labbra,mentre il commento era sempre quello:”Nun si prioccupassi,prufissureddu Micali,altri e più pesanti volatili lo hanno già fatto” .-

E il professore Micale: “Ciccineddu,Ciccineddu,nessuno ne è stato indenne “.-

 

Proprio così:nessuno ne è indenne,specie chi vuol far memoria nella mente di un prossimo …smemorato .-

Tano Raneri (20.03.1997)

 

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