|
..ED IL CESSO PARLO’…
“non ne posso più”,
scandiva,sconsolata la radiosveglia portandosi
le mani alle antenne,mentre in un angolo della cucina
riposava addolorata la vecchia “veglia” riposta dopo anni
di onorato servizio.-
Ma di questo,Lei,la Veglia,non se ne doleva più
di tanto convinta come
era che la loro
mansione,pur importante, travalicava i limiti della quiete
domestica,ridestando problemi ,ansie ed onerosi impegni.-
Lei,la radiosveglie,invece,figlia di tecnologia
avanzata,non sopportava che alle sue dolci note, nell’esercizio
delle sue funzioni,si rispondesse con improperi,invettive e
minacciose promesse di passaggio a via di fatto.-
E mentre si invocavano tutti i santi del
cielo,perché vigilassero sulla oltraggiata dignità, si levò una
vocina dal chiuso del
comodino,talmente flebile che si fece fatica ad ascoltarla.-
Erano le morbide pantofole da camera,rese tanto
sottili da non scommetterci neanche un soldo su un futuro che fosse
di una benché minima consolazione.-
Anche
loro,poverette,costrette sin dall’inizio del giorno a sopportare
il peso strascicante di
un risveglio subito,invocavano la salvaguardia della dignità per la
sfortunata categoria.-
Non fecero in tempo a recitare preghiere
propiziatrici che il sapone,unendosi al coro della carta igienica e
del lavandino,cominciò una tale sequela di lamentevoli osservazioni
da lasciare senza fiato il resto delle suppellettili.-
Secondo lui,infatti,primo ad essere strofinato
su innominabili superfici,i sindacati dovevano,una volta per
tutte,porre un freno sull’utilizzo smodato del profumato
unguento,restituendo dignità alla olezzante saponetta da bagno.-
Si associò a quest’ultimo il
lavandino,lamentando la sua poco dignitosa funzione di raccolta ed
eliminazione di sostanze di dubbia provenienza,con punte di
oltraggio perseguibili a norma di legge.-
La carta igienica,invece,dall’alto della
morbidezza dei suoi dieci piani,si disse insoddisfatta del suo
essere infilata in ogni anfratto,a scapito del suo decoro e contro
ogni regola di civile convenienza.-
Avevano appena
terminato l’elucubrazione dei loro risentimenti
quando,all’angolo più remoto del bagno si sentì un cavernoso
gorgogliare di acque.-
Era il Water
che ,appoggiando ,affettuosamente,la tavoloccia sulle spalle
del bidè, suo compagno di avventura,dando fondo a tutta la sua
sapienza,cominciò,con voce gutturale, a parlare:
“Il vostro denunciare il godimento di una
scarsa considerazione mi riporta indietro a ciò che QUALCUNO disse,
liberandosi da un peso,circa la funzione,umile e regale insieme,del
mio esistere.-
Ma non è tanto il compiacersi dell’altrui
reputazione che vi restituirà al vostro orgoglio,quanto la
consapevole partecipazione,vera ed indefettibile,alle mansioni che
siete stati chiamati ad assolvere.-
Perché,sappiate,che in ogni essere il decoro
resta sicuramente inalterato nella misura in cui l’obiettivo è
raggiunto e la finalità è salva.-
E poiché la dignità è solo una diabolica
invenzione dell’uomo,lasciate che altri se ne preoccupino,anche
se,inconsapevolmente,si corre l’alea di diventarne complici di
circostanza”.-
E richiuse la tavoloccia.-
Udito ciò,tutti
insieme,rinfrancati,aspettarono,con rinata fiducia,il sorgere della
nuova alba.-
Tano Raneri (2003)
|