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Il vecchio e il cane

Stava ,il vegliardo,su di un ceppo assiso
a rigirar la sabbia dei ricordi
cercando in  quei suoi segni condiviso
l'inutile colar della sua vita.

E se ne stava li', di fronte al sole,
col suo cappello sporco e malandato,
la sua camicia priva di colletto
rinchiusa da un rosario di bottoni.

Naso grondante, barba quasi incolta,
capelli bianchi abbandonati e radi,
scarpe con spago e calze ricadenti.

Assente ad ogni stimolar che fosse
il men che: si potesse ricavare
da un obliar di cose ormai trascorse.

 

Il rimembrar di gioie e di dolori,
di fatti mai accaduti e pur presenti,
di volti amati e di sospiri infranti,
di fughe di abbandoni e di languori.

Ed ora e' li', col suo fardello immane,
di angosce riesumate e mai vissute,
senza più' speme alcuna tra le mani.

E parla al cane,senza dir parola,
perche' il silenzio sia il dialogare,
come lo fu per lui.

Tra due animali dal taciturno errare,
uno, pero’, in cerca del suo dare
e l'altro col morir senza aver dato.

29 Dicembre 1996

Tano Raneri

 

 

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