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“Reverisse sior
cane”
L’arroganza dei signorotti del tipo descritti dal Manzoni
nei “ Promessi Sposi”, andava oltre la pretesa del rispetto per sé e per quanti ruotavano intorno alla
famiglia.
Neppure il padre di Alessandro Manzoni, Pietro Manzoni - definito uomo
stolido in una nota biografica - si sottraeva a questa abiezione.
Aveva fatto sapere all’intorno che chi incontrava il suo cane, doveva
rivolgergli il saluto come fosse un membro umano della famiglia.
”Reverisse; sior cane”, era il saluto preteso.
Meno male che il mio destino non s’ è incrociato con quello di un uomo
simile: mi avrebbe creato il rimorso di mancare di rispetto al cane, ove lo
meritasse.
Proprio cosi: qualche volta i cani sono dei grandi signori, degni della
riverenza che i loro padroni non meritano.
La strada che passa davanti a casa mia e che subito immette nella campagna, è
stata eletta a passeggiata per i cani.
Uomini e donne, con cani piccoli e grandi al guinzaglio, concedono ai loro
fedeli animali il breve godimento del verde che non possono trovare negli
appartamenti belli e comodi quanto si vuole, ma sempre delimitati da pareti, parenti
strette di muri famigerati del passato e del presente.
Per la verità, la scena non è intensa quanto lo era in passato.
L’accoppiata uomo-animale, è sempre più rara.
Resiste ancora il conte Giacomo Leopardi, perché il duo amatissimo Cesare,
vecchio di quindici anni, non si decide a tirar la cuoia.
Non è un campione di bellezza, Cesare: piccolo, bruttino e di razza malfamata,
ma non ci ha messo del suo per renderla tale.
Anzi ”Lui”è mansueto, ubbidiente e educato, come il suo padrone, tanto da
meritarsi il mio saluto.
Dimmi con chi stai, ti dirò chi sei.
Cesare è un pitbull, ma è conosciuto con l’omonimo pronipote del grande poeta
recanatese. Vi par poco? Spero che Cesare non s ingelosisca se gli affianco
nelle lodi un suo simile. E’ merito dell’altro, però, se sono qui a scrivere
di cani, superando l’apatia che mi condiziona in questi giorni. Sia il titolo
che l’argomento, mi sono stati suggeriti dalla consueta vista dell’anonimo
signor cane, che da anni la passeggiata se la fa da solo, senza padrone e
senza guinzaglio. Attento e rispettoso delle regole della circolazione
stradale, sa quando deve attraversare per non creare problemi a sé e agli altri.
Passa sotto casa mia a passo di trotto leggero, Andata e
ritorno. Non so se abbia un padrone, e dove abiti. Non litiga, non provoca,
non morde nessuno. E’ snello, occhi bianchi come lassy (?), altero e dal
portamento signorile. Un vero signor cane. Quando mi passa vicino gli tributo
con piacere il saluto che lo stolido Manzoni estorceva ai suoi timorosi
concittadini.
Rallenta, mi guarda e passa oltre. Non per orsaggine,
poverino, ma forse timoroso di sentirmi dire qualche berlusconata, di cui gli
uomini di questo secolo sono diventati cultori e diffusori. E forse fa bene a
rientrare a domicilio preservando il gusto della passeggiata solitaria in
mezzo al verde olezzante di odori inaldulterati. A dar conto agli uomini, di
questi tempi, qualcosa si rischia sempre.
01/05/09 Antonio
Dovico
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