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I NOSTRI SCOGLI

 Se mai aveste la ventura di offrire il destro ad una sosta in un singolare luogo deputato al ricovero dei desiderata di destinati a ritemprare le offese a stanche membra,ricordatevi di assumere lo scudo della "credulonità",accettando di essere trafitti dai  pacifici dardi delle altrui mal celate voglie.-

Giusto,per dar corpo al rischio di dovervi confrontare con la sindrome dell’incolpevole  “cacciatore”,sappiate che, nel luogo di cui dirò, la preda sarà la vostra ingenuità atta a rimpinguare fantasiose “spaselle” (piatte cassette di legno per il pescato) che dessero ragione per un sacrificio da godere come un sano ed innocente hobby.-

A questo genere di marineria, più che portare a secco una fantasiosa ricolma rete, serve, soprattutto,  assicurarsi ,oltre al natante, il credito per una millantata capacità di conoscere correnti, torbidezze, profondità e fauna ittica.-

“Me ne stavo sulla mia auto ad osservare,quando ho visto un barca in mezzo al mare.-

Era una barca che andava a vapore “ e si dirigeva verso quel “ luogo deputato” ad accoglierla.-

Ormai,incombeva l’ora del desinare, nel giorno, notoriamente, dedicato a lavoratori che,spesso e con grande nonchalance, viene immolato sull’altare di una famiglia in attesa.-

Così che,se ti capitasse di assistere, come io ebbi ventura, ad una informale riunione di pescatori dilettanti,le mancate prede dei “cacciatori” marinari, nello spasimo di auto-tutela dell’immagine, sarebbero state direttamente proporzionali all’intuibile complesso di colpa.-

 “Non mancò il valore,ma la fortuna” :sentenziò qualcuno nell’ultima guerra.-

Ciò nonostante, c’è sempre modo di porre una pezza, rimpinguando quantità di pesci solo per un immaginario agognato e mal soddisfatto.-

In una buona mezz’ora passata ad ascoltare, i miei interessati interlocutori, mi hanno propinato una tale messe di informazioni da rendermi un provetto conoscitore di varietà pinnate ed un “vecchio lupo di mare”per segrete cose di un mare da amare.-

Ma su quella barca,tirata a riva da un benefico argano elettrico, non c’era neanche il becco di una “bavosa”.-

Sfaticata inutile ? Ma neanche per sogno, perché,come per “u viddanu” ,è la pazienza  a sopperire alla colpa per il mancato riguardo per quel tuo santo giorno.-

Un signore,di qualche anno più “in” di me,con occhio da pesce lesso, mi ha inanellato una serie di prodezze da togliermi l’aria da respirare.-

Secondo il mio brav’uomo,Lui,con un “banchittu”,qualche giorno prima, aveva pescato ,in solo due ore,oltre 15 chili di  grosse ciotane , tanto da sentirsi appagato nella sua voglia di “prelievo”.-

Disse di una ricciola di 15chili presa con una lenza da terra.-

Parlò di pesci esotici, introdottisi nel Mediterraneo attraverso il Canale di Suez.-

Ma ciò che più sbalordiva era la sua capacità di apparire credibile, anche con chi non è certo nato e vissuto  sulle pendici dell’Etna.-

Un ritorno forzoso a credito del tuo interlocutore.-

Ho osservato,da una vita,”banchitti” trainati da terra e non ho avuto grazia di assistere ad una fortunata messe.-

Due coniugi,qualche mese fa,si incrociavano,con tali attrezzi,lungo la foce  del torrente Zappulla e dopo chilometri di andirivieni,sconsolati, hanno sganciato i legni e riavvolti i cavi.-

Ho visto pescatori della domenica portare a riva le loro stanche membra assieme alle loro resinose vasche con qualche sfortunato pescetto seppellito in un “bagghiolo” (un secchio di legno) con acqua torbida e calda.-

Ho notato la perniciosa sfortuna di pescatori con canne, sostare delle eternità in attesa di sentire lo scampanellio delle “cimedde”.-

Capita sempre così ?Certamente no,ma la fortuna di un giorno può scontrarsi col vuoto di mesi.-

Tuttavia,spezzo una lancia in loro favore perché ogni attività di svago ha bisogno di un indiscusso supporto che rappresenti  una giustificazione agli occhi di chi aspetta (in casa).-

Comunque, la mia gioiosa esperienza ,a lungo andare mi ha riproposto il sereno invaso in cui ho scelto  di approdare ,restituendomi, integro, alla mia ben celata convinzione.-

Il desiderio di sapere sugli scogli più importanti del nostro litorale,mi ha incrociato ad un fantastico Mimmo,un caro amico prestato all’entusiasmo della pesca da diporto.-

Secondo lui,lo SCOGLIO FORMICA è il più piccolo ed il più lontano,visibile in caso di bassa marea o di mare agitato;l’altro si chiama SCOGGHIU RANNI ( grande),l’altro ancora SCOGGHIU NICU (piccolo).-

Sotto il faro c’è lo SCOGGHIU BALATU (piatto e grande) sotto mezzo metro di acqua,poi lo SCOGGHIU PALLA (ha forma arrotondata);accanto lo “SCOGGHIU PISCI” (ha forma oblunda).-

Dopo il faro, i famosissimi “CALANEDDI” (strisce di scogli allungati verso il mare),quindi lo SCOGGHIU NIURU (nero), in contrapposizione con quello BIANCU verso est.-Oltre il “Bianco” lo SCOGLIO MINISSALE,quindi “u MARINU”,lo scoglio GARIBALDI, i FARAGLIONI (mini) ,le SECCHE DI MINNEDDA, nei pressi di S.Gregorio,verso est e, più avanti ancora, le scogliere di TESTA DI MONACO.-

Non ci sono più le SECCHE DI BAGNOLI ricchissime di seppie femminelle e di polipi.-

Ma ce ne sono altri due noti solo a pescatori provetti: “U SCOGGHIU DU ZU PETRU”,forse, al largo del faro, una vera insidia per i natanti perchè sommerso  e “U SCOGGHIU 27” (ricco di gamberi rosa),forse,di fronte alla galleria ,posto a 27 passi ,ossia a 40 metri di profondità.-

Questi i più degni di attenzione ,ma di scogli sommersi ce n’è una grande quantità.-

Si,col senno del poi,devo ammettere di avermi goduto,in quel 1° Maggio, un momento di grande serenità.-

Ho avuto modo di apprezzare le affettuosità di Rosario,mio giovanissimo cugino;

ho avuto modo di far da preda umana ad aspiranti professionisti nella pesca del raccontarsi;

ho avuto modo di colmare la lacuna dei nomi degli scogli, miei compagni di viaggio in questa mia tormentata vita.-

5 maggio 2013-05-05                                                      Tano Raneri

 

 

 

 
chilo di zucchero