Home   |   Personaggi   |   Racconti   |   Poesie   |   Cose così

 

 CRONACA DI UNA DEBACLE ANNUNCIATA

Il primo porto di capo d’orlando

 

La settimana stava iniziando come tante altre nel tepore della stagione primaverile,naturalmente, ritardate idiosincrasie di marzo permettendo.-

Quel lunedì del 2 aprile del 1956,in un paesino che appena-appena andava oltre via Roma,ma che dimostrava di volersi giocare per intero le sue carte , trovò tutti serenamente occupati ai lavori di routine.-

Don Peppino Bertè ,nella sua officina di via Piave,stava chino sul motore della solita nasitana Balilla scarsamente proclive a tirare le cuoia ;don Peppino Bongiovanni si accostava, guardingo, al solito recalcitrante asino, nei pressi di ciò che doveva essere il resto della via Libertà verso mare;don Ciccio Raneri faceva la spola tra la sua forgia di via Nazionale Naso e la falegnameria del fratello Saro di via Letizia,luogo deputato alla costruzione di carretti.-

Anche don Cono Portale di via Colombo,aveva appeso la sua testa di manzo dalle robuste corna, in bellavista,al gancione esterno della sua macelleria di via Colombo;quando…

…quando qualcosa scosse il placido proseguire del tran-tran quotidiano.-

Nuvoloni affidati alle ali del maestrale cominciarono ad inseguirsi nelle grandi praterie del cielo come enormi cavalli dalla criniera al vento, il sole,col suo gioco a nascondere, mandava sinistri ed inquietanti presagi, mentre, in terra, mulinelli di cartacce e quant’altro rotolavano veloci  in ogni dove,alzando l’immancabile polverone da strade sterrate.-

Brontolii e lontani bagliori del giorno prima, stavano prendendo corpo.-

Don Cono Carrello,in via Volta, a tale vista, borbottò qualcosa contro il tempo e si ricoverò il suo “banchittu” da calzolaio;don Vincenzo Orlando diede di piglio per rinforzare la porta del suo esercizio di alimentari di Piazza Duca degli Abruzzi e don Ciccinu Santaromita ,titolare dell’Hotel Flora,in via Colombo,uomo parco di parole,ma gravito di esperienze, indirizzò un suo minaccioso gesto verso il mare ,ritraendosi sgomento.-

Chi,tuttavia, ne subiva i disagi più gravosi erano i pescatori che,aiutati da mogli e figli,cercavano,affannosamente, di sottrarre all’imminente furia del procelloso mare le poche “minaite” ed i tanti “uzzareddi”.-

Anche nell’Hotel Bristol di via Umberto si stava consumando un piccolo dramma.-

Il problema sempre vivo di una adeguata accoglienza ,ora, si stava contorcendo nello spasimo di non aver potuto assicurare alla A.S. Modena,ospite gradita , uno straccio di immagine a riprova di una amena Sicilia succube di un penalizzante luogo comune.-

I calciatori,scesi da noi (su invito del professore Totò Piccolo Presidente dell’Orlandina Calcio),per una questione di mera opportunità tra due trasferte siciliane (Palermo :1-1 e Messina: 1-2),

bighellonavano tra il bar e il ristorante,anelando, invano, uno spazio coperto per i loro allenamenti.-

 

Intanto,i venti,prima alti,dilagarono in basso sibilanti,il mare si tinse di bianco,gli scogli, sommersi dalle onde, galleggiarono, sinistri,tra nuove e sferzanti ondate ed una mareggiata, la cui “frajata”(l’inseguirsi dei cavalloni) cominciava ben oltre lo scoglio della Formica, irruppe sul litorale, invadendo bagli e stradine,vicoli e piazzette.-

Il martedì,3 aprile, fu giorno di penosa conta.-

Sabbia e ghiaia avevano intasato lo sbocco della fogna ,sotto il Faro;la strada di accesso al molo era stata risucchiata dal mare ;il nuovo lungomare non aveva reso giustizia alla sua destinazione ufficiale come “frangi-onda” ed il campo sportivo di via A.Doria aveva perso il muro di recinzione lato mare.-

Ma il problema più grande era il costruendo porto peschereccio la cui diga foranea ,ormai completata, era solo da rinforzare con i soliti mastodontici cubi di cemento (molto dopo,tetrapodi) ben allineati sul suo maestoso rilevato.-

Il porto,il nostro porto,aveva retto alla furia dei possenti cavalloni ?

Un vago odore di tragedia aleggiava nell’aere come se un cataclisma ben più immane stesse per presentarsi al cospetto dei responsabili dei lavori e dei soliti curiosi.-

Gli ingegneri ed i Capo Cantieri, si precipitarono sul luogo;altri osservarono dal Santuario;il Sindaco Merendino tornò da Palermo ed i titolari della Sailem-Costruzioni-Portuali tirarono un grande sospiro di sollievo.-

Anche il nostro concittadino Pippo Reale,addetto alla pesa del materiale di sotto-flutto,gioì.-

Il porto,il nostro porto,malgrado i funesti presagi dei marinai orlandini,aveva retto la furia dei marosi.-

Ora era un giovedì come tanti che si proponeva ad una partitella di calcio tra la nostra U.S.Orlandina militante in I^ Divisione e la A.S.Modena pilastro del Campionato Nazionale di Serie B.-

Costo dell’ingresso la esorbitante cifra di trecento lire per uno spettacolo da sorbire col beneficio del...cambiamento di ruoli e casacche.-

“Niente di Nuovo-quindi- sul Fronte Occidentale” avrebbe scritto Jan Maria Remarque se avesse avuto ispirazione e voglia di esserci.-

Già,…proprio niente di nuovo,se qualcosa non fosse sopraggiunta a rimescolare le carte.-

Perché quel 5 aprile dell’anno 1956, :

-l’US Orlandina perse l’impari confronto con la US Modena per 4 a 1;

-il nostro concittadino Pippo Reale perse il suo posto di lavoro alla Sailem,ed emigrò per sempre;

-Capo d’Orlando vide,impotente,il totale collasso ritardato del suo porto peschereccio.-

 

Scena, come da copione, di una “debacle annunciata” ad opera delle tanto temute correnti marine del capo.-

Per noi,a futura memoria,solo una striminzita pozzanghera ,pomposamente chiamata, ancor oggi ,“laghetto”, creata,anni dopo, dalla pietosa sabbia che,come un sudario,coprì una distesa di aguzze ed impietose pietre calcaree.-

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

Sul primo dei mastodontici massi rimasti sui sacrificati “canaleddi” ,qualche lustro dopo, il nome di Mealli .per salutare la Carovana del Giro d’Italia che solcava un fiammante e delizioso lungomare verso S.Gregorio.-

Capo d’Orlando, perse la sua battaglia per un porto peschereccio immeritato,ma risorse,negli anni 70,qual araba fenice,con un porto turistico che,purtroppo, da oltre trent’anni aspetta di essere ultimato.-

Tano Raneri    12 agosto 2007