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LA FIUMANA

 

“Chiare,fresche e dolci acque “(Petrarca)…

 

Non smetterò mai di adagiarmi sulle ali della fantasia ,immaginandomi ribalte di vita e di morte,di sudori e fatica,di destini ingloriosi e di fatali abbandoni nello scenario di un presente che sa di profumi ormai spenti,di cose perdute.-

E’ il sereno andare delle acque fiumane, il senso profondo di un ancestrale silenzio ,la memoria esumata da casolari montani intrisa al vocio di bambini su cavalli di canne,di ragazze al ricamo di sogni,di donnone su fuochi domestici ?

E’ il desiderio di ripercorrere le vie delle nostre origini,le valli della nostra vita,il desiderio di una carezza da presso dagli inerpicanti monti di casa, o la storia mai scritta e pur presente dei tanti bagli dalle finestre sprangate ,dalle facciate in disuso ?

 

“Chiare,fresche e dolci acque”,…

 

gorgoglianti beate tra rami contesi da smeraldi muschiati,per giunchi e cascate,tra rane e libellule ,tra corpi abbronzati,tra panni e casate.-

Ora aristocratici edifici,riflessi nel placido scorrere di nevai disciolti, retaggio ,di urlati comandi,di genuflessa ubbidienza sotto ombre sfilacciate di alti palmizi dominio atavico su frondosi rami di gelso incombenti su umili donne in attesa dell’uomo dai campi.-

Ora donne all’ombra della maestosa presenza di  freschi e nobili asiatici alberi  (morus albus)a ridosso di “gebbie”, attente ad un bruco vorace di fronde di gelso che da quattro aperture regala un sottilissimo filo dall’intrigante emozione.-

E giù stoloni agghindati, spogliati all’istante, da sapienti mani sul folto fogliare perché ogni gambo portasse con se ,tra piccoli gesti,la foglia divelta a favore del baco che tesseva la seta (bombyx mori).-

 

Anche la piana di Naso (era detta così),quando vite ed orti,si genuflettevano al verdeggiar di virgulto dai gialli ed odorosi frutti,punteggiava di gelsi in quell’immaginario ponte tra bisogno e denaro,tra speranze e certezze.-

E più la conta era pingue,ed ancora più era numerosa la prole al desco del candido baco da seta (cucuddu), da osservare con occhi di gioia.-

Giunto da civiltà lontanissime nel cavo di arbusti compiacenti,approdò sulle sicule rive ,ad opera di frati in ritiro dal lontano oriente e diffuso, per recidiva invasione straniera (saraceni),dal gentil sesso isolano in cerca di una favola amica.-

E rinunce e sacrifici ne furono testi.-

Per far posto al prezioso lepidottero, che amava silenzio e penombra,i bambini immolarono i loro giacigli,la famiglia sacrificò la tavola e la capra il prelibato tenerume del gelso.-

Poi,com’è nell’ordine delle umane incombenze ,una accennata parvenza di organizzazione distante anni luce da ciò che il limone avrebbe,da lì a poco, prodotto.-

Nacquero,per volontà di altri, i procacciatori stagionali di “semi” di falena,tra cui il padre di mio padre e le case con gelso,tra cui la madre di mia madre e nacquero le prime strutture complesse (!?) (c.da Forno) destinate al “cucuddu” ed al dipanamento del filo di seta (via Colombo: casa Orlando).-

Nessuna attrezzatura a monte salvo una “cannizza”,su cui erano piante fragilissime e secche di broccoletti, offerte ai circa novecento metri di sottilissimo unico filo da ancorare per la costruzione di un bozzolo dentro cui si compisse la metamorfosi del baco in una bianca farfallina.-

Risparmiato il numero giusto per continuarne il progetto,i bozzoli pieni, offerti al sacrificio della pupa in acqua bollente (dentro un quataruni), fissavano un ciclo concluso.-

Nel 1950 e dintorni,la fine del disegno.-

Le fibre sintetiche restituirono giacigli e spazi ai già grandetti virgulti ed un sogno dorato ,con crescenti mercati,rinverdì le speranze.-

Oggi, qualcuno in quel di Sinagra (se non erro),complice la Regione Sicilia,vorrebbe rivivere il vecchio percorso,ma senza il vocio di bambini con cavalli di canne,di ragazze al ricamo di sogni,di donnone su fuochi di casa,forse, ci sarà il baco da seta,ma non tornerà il profumo e l’incanto di quel minuscolo mondo di un tempo che fu.-

 

5 febbraio 2007                                                                                 Tano Raneri.-