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VI RACCONTO LA STORIA DI UNA RUOTA

Come dovrei cominciare …con c’era una volta ?

Ma no, perché ciò che voglio è che rimanga nella memoria nostra e nello stupore delle giovani leve  ,per il momento,come si applicava un cerchione di ferro ad una ruota di legno di un veicolo trainato da un animale .-

Perché questo mio soffermarmi su una cosa così banale e consegnata alla storia?

La risposta è semplice: non tutto ciò che appartiene alla nostra vista, in fatto di artigianato, è facilmente immaginabile e,poiché di ruote non se ne forgiano più,desidero che rimanga per sempre il fascino di un momento veramente magico .-

Una ruota “di allora” era composta da un corpo centrale chiamato “miolo” destinato a riceversi un “bucali” di rame a tronco di cono con robuste alette ;da raggi che si chiamavano “jammozza” e dalla circonferenza finale composta da “curve”.-Posso, ancora,aggiungere che “miolo e curve” erano ,di norma, in gelso stagionato e che per i raggi si ricorreva a legno di “pioppo e frassino”.-

Il cerchione era composto da una striscia di ferro piatto, spessa almeno tre centimetri e largo 5-6, resa rotonda dai tanti colpi di mazza dati su quella parte  incandescente  posta su una incudine alla estremità della quale vi si trovava un grosso spessore perché la striscia medesima non  poggiasse piattamente .-

Una sagoma piccola,di circonferenza pari a quella desiderata,guidava la curvatura affidata a ben tre maestri d’ascia, con l’ausilio di un fabbro per i ritocchi di fino .-

Sul cerchione,per il momento, un solo e semplice buco.-

STRUMENTI

Per “ferrare” (come per gli animali) una ruota occorreva:

a)Un robustissimo bancone fatto da due o tre paia di solidi piedi per  due grossi travi quadri di cm 40X40 tenuti assemblati da due o tre legni infissi nella parte bassa delle travi perché il piano di lavoro fosse libero da qualsiasi impedimento .- Legno consigliato :quercia  o gelso per un peso attorno ai tre quintali per una maggiore stabilità .-

b)Una fossa di cemento o,comunque impermeabile, di misura relativa alla circonferenza posta in verticale di una grossa ruota,con  rive addolcite ,nei pressi di un muro su cui vi era fermamente attaccato un robusto tavolone con grossi buchi a scalare .-

c)una vasca abbastanza capiente da riceversi una ruota da far girare (specie per le ruote da calessino).-

d)Diverse ganasce (leve) di pesante struttura (circa dieci chili a scalare) in ferro ,formate da un’asta sagomata a mo di impugnatura con alla base un gancione mobile di circa 16 cm. ,collocato con un perno mobile nella parte terminale dell’attrezzo ad una altezza di circa 16 cm, a corredo della parte terminale dell’attrezzo.-

e) due martelloni di opportuno peso .-

f)Un ferro tondino, ricurvo da una parte perché non travalicasse il foro,di grossezza pari all’unico buco eseguito nel cerchione, di lunghezza, più o meno,   profonda quanto  una “curva” (12-14 cm. per ruote di carretto, di più per ruote di carro,di meno per ruote di calessino o carromatto) .-

g)Un bel travotto di abete liscio e manovrabile di circa tre metri .-

 

ESECUZIONE

Con questa semplice attrezzatura,fatta in casa,si poneva in essere una tale forza che solo i muscoli di un tempo potevano permettere .-

Dunque,tutto è pronto .-

Formata una trincea di pietre adatte,a corona del cerchione,sia all’interno che all’esterno,si dava fuoco, per ore e ore, a tutti legnetti ricavati dagli scarti di falegnameria fino a rendere il ferro incandescente e duttile.-

Intanto,il bancone veniva avvicinato quanto bastava alla trincea e gli attrezzi di cui sopra venivano posti alla distanza giusta ed in posizione strategica .-

Accertata la perfetta incandescenza (rosso vivo sfavillante) del cerchione,al grido del capo struttura,l’infuocato ferro veniva afferrato con capaci tenaglie,trasportato sulla ruota già adagiata sul bancone e, di sbieco, fermato con il ferro tondo all’unico buco della circonferenza .-

E la iniziava la ferratura vera e propria .-

Le ganasce venivano infilate nella parte sottostante delle “curva” con la punta ed al rosso cerchione con il gancio, costringendo il medesimo cerchione ,facendo leva verso il basso, ad assettarsi nella  ruota, con l’ausilio della dilatazione .-

In questo momento fiamme e fumo si alzano dal legno che comincia ad ardere fino a che ,lungo tutta la circonferenza,i ragazzi di bottega cominciano a versare acqua in ogni dove ed in abbondanza.-

Raggiunta la giusta collocazione del cerchione,calando ed alzando con le ganasce,un grido interrompeva l’infermo di solo fumo che annebbiava gli occhi: a fossa !

Ecco,che la ruota veniva sollevata dal bancone ,portata nel fosso pieno d’acqua e,approfittando della serie di buchi,sollevata del giusto, con un asse di ferro, per farla girare a lungo perché si raffreddasse del tutto .-

Poi i lavori di rifinitura.-

Ogni curva un suo bullone a testa conica ancorata al cerchione con un buco a mezzo cono .-

La rimozione delle parti bruciacchiate.-

La collocazione del “bucale” con mazzate e la cerchiatura bilaterale del “miolo” con ferro piatto ,per evitare spaccature.-

La verniciatura a legno dell’opera già finita .-

E la consegna al titolare dell’ordine per la giusta mercede .-

Tutte le parti in ferro :dall’asse ai bulloni,dai dadi ai “bicchieri” (i grossi dadi dell’asse),ad esclusione del “bucale” (il centro di frizione) perché in rame fuso,venivano preparati nella forgia annessa al piccolo cantiere .-

Tano Raneri (03.11.2004)