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LE CONVENZIONI

 

Mi frulla e mi ri-frulla nella mente  il pensiero che non si può non far caso ad un termine che, volenti o nolenti, ha fatto parte della vita di antiche e nuove generazioni ,con prepotente preponderanza su più agevoli criteri di discernimento.-

La convenzione,dunque,la regola mai scritta,ma voluta;mai votata,ma accettata;mai spiegata ma applicata,che si è inserita ,subdolamente,negli anfratti della nostra società fino a renderla vittima e carnefice di se stessa.-

Non ti adegui a ciò che la società di richiede ? E sei fuori dal gioco come lo sarebbe stato chi,”sponte propria”, avesse deciso di fare in autonomia ,senza ricorrere al solito “padre della patria” di animo buono e generoso.-

E da questa porta ci siamo passati quasi tutti.- O,almeno,tutti quelli che,come me,hanno il coraggio di ammetterlo.-

Il merito ? Tutto da dimostrare per una sistemazione che,forse,ti sarebbe stata dovuta e riconosciuta per altri motivi,che non fossero quelli appena esternati.-

Dietro la porta,ma non per molto,i soliti testoni,ossia quelli che hanno avuto la forza e la capacità di resistere ad una capitolazione che anche per loro,prima o poi,doveva  arrivare.-

Oggi,le tecniche sono più raffinate e gli scopi più cospicui.-

Negli ultimi tempi si è inteso stendere un pietoso velo di oblio,più per pudore che per scelta liberale, su quelli che hanno caratterizzato i nostri rapporti, neanche mezzo secolo fa, col resto della …fauna.-

Un disinteresse con giuste motivazioni dal momento che non si ha voglia di riproporre alla memoria ciò che per i nostri progenitori è stato un cammino lastricato di aguzze e taglienti pietre.-

Tuttavia,vale la pena, almeno,di spolverare,i nostri passati remoti,se non altro,per affrontare il presente con la coscienza di chi dovrebbe della riconoscenza a chi ha cercato il riscatto e lo ha trovato.-

 

Accadeva,una settantina di anni fa,che un aspirante colono,per aver accesso ad una catapecchia senza “angolo di decenza” (gli escrementi umani fertilizzavano le piante) e con due frantumi di stipiti in arenaria per cucina, doveva avere un nutrito desco familiare da utilizzare nel modo più conveniente e senza alcuna pretesa ,dal proprietario del fondo.-

Il mio bisnonno materno,per esempio, con una prole da guinnes dei primati, esercitò la sua attività di “campiere” alle dipendenze di un facoltoso “padrone”, originario dalla vicina ed opulenta Naso.-

Unico titolo a tale pelosa generosità ,probabilmente, le sue bellissime figlie,se non,addirittura,le fattezze della povera bisnonna.-

Nessuna gratifica per questo sua incarico se non quella di avere facoltà di fare degli orti megagalattici,con fatica di tutti, per sfamare i propri familiari e rimpinguare i depositi del datore di….sacrifici.-

Mia nonna mi raccontava che il “signorino” (figlio del “padrone”) non salutava mai,non parlava loro e che non amava avere rampolli di “razza dannata” che gli impedissero il godimento del suo…panorama personale,per cui tutti “infrattati”, come conigli.-

Mi raccontava,ancora che i loro giacigli erano fatti di canne appoggiate su pezzi di rami di gelso con materassi pieni di foglie di mais,salvo per i cuscini imbottiti (si fa per dire)di penne di pollo.-

Vile recupero di pennuti resti su cui  la “signorina”,moglie del datore di lavoro,non avrebbe mai poggiato le sue nobili gote, regalandone, “generosamente”,alla vogliosa, indegna e meschina plebe.-

Mi raccontava,ancora,di un canestro di fichi secchi, presso cui si accovacciava il manipolo di nudi e scalzi per la loro misera razione serale  e di fagioli lessi consumati a palate.-

Mi diceva di carne “autoctona”a Pasqua e Natale, di carestie, di stenti e di  miserie  infernali.-

In riscontro ad una vita di immensi sacrifici, il trasferimento del mio povero avo,ormai solo ed aggranchito da dolori ,presso una torretta d’avvistamento, sperduta nel fondo, dove si voleva fosse fatta vigilanza sulla presenza di spiriti maligni.-

Si signori : un escamotage  disgustoso dell’epoca per porre termine a quella “convenzione mai scritta” e, tacitamente, accettata da un vecchio senza diritto di recriminazione.-

Ma,”Dio non paga il sabato” e,dopo qualche generazione, arriva l’aurora….

I sacrifici temprano l’anima ed il corpo per cui tutti i figli di Cono e Rosa Ricciardi,senza eccezione alcuna, ebbero dalla vita,ovunque si trovassero, le soddisfazioni negate alle loro fanciullezze.-

I germani di mia nonna, emigrati negli USA, non ebbero la fortuna di riscattarsi (leggi,vendicarsi),comprando una parte,come lo fu per il resto della colonìa, di quel fondo, tomba dei loro giovanili ardori.-

Mio suocero,a cui non era dato di attraversare i terreni del suo “limitante”, contribuì alla frantumazione di un podere, emblema di tracotante arroganza ed onnipotenza.-

E,per i miei bisnonni ?

Per loro nessuna misericordia,neanche da morti, essendo periti, ancora una volta, con i loro resti sacrificati sull’altare di un cimitero divenuto,ormai, troppo piccolo per Capo d’Orlando.-

 

Anche la discendenza degli ex ricchi si integrò perfettamente nella mentalità moderna del tessuto sociale,forse, con qualche rimpianto e un po’ di…sopravvivente abalgia

24 febbraio 2013                                                       

                                                           

                                                                                                  Tano Raneri