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 LA FERROVIA NOSTRANA

 

 

…il sole martoriava i bisogni dei giovani del tempo e rughe profonde solcavano i volti di querce umane esposte alle intemperie per decisioni di altri,per destini già scelti.-

Un primo colpo di piccone ,un secondo, un terzo…una marea di gente che scavando nelle viscere della nostra terra,stava decretando lo scempio organizzato più immane che opera voluta dall’uomo avesse mai posto in essere.-

La ferrovia nostrana,ci stava spaccando il cuore e la vita.-

Non fu scelto di mitigare l’impatto, non fu data voce ad intendimenti diversi,non fu rispettato il diritto di terzi.-

Con l’arroganza dell’imperio,il serpente di ferro percorse le nostre terre dividendo in due pianure e paesi,privando e distruggendo, là dove il destino non aveva potuto, con calcolo e determinazione.-

Un rilevato incredibilmente alto,inspiegabilmente concepito,eccessivamente persecutorio diede la stura ad una progressiva e inspiegabile metamorfosi.-

Una muraglia cinese che avrebbe provocato una diversa mentalità tra “supra e sutta a linea” (sopra e sotto la linea ferrata) neanche si fosse trattato di una epidemia invalidante  a lenta divulgazione.-

Le aspettative dei naturali ? Calpestate senza remore,senza i canonici termini,senza una confortevole espressione.-

“Il Signore delle Ferriere” (il Ministro dell’epoca) ,cavalcando la tigre del diritto, orinò sulla necessità di braccianti che non potevano dimostrare un legittimo titolo di provenienza del loro sabbioso relitto marino.-

Varchi verso mare interrotti,pozzi ricoperti,viottoli cancellati,piccoli fondi lacerati come se l’armata di Attila e non le Regge Ferrovie dello Stato fossero passate da queste parti.-

Unico rispetto i corsi d’acqua naturali alcuni dei quali striminziti,asfittici,ridicoli che ancora oggi provocano una sonora risata, a futura memoria, sul muso di chi si è consegnato alla storia degli uomini con questo testamento.-

Solo tre passaggi a livello di dimensioni ridotte,in tutta la piana di Naso, dovevano soddisfare una economia agricola servita esclusivamente da carretti ,asini e muli.-

 

Si era nel 1885,circa, quando fu deciso di non copiare l’ANAS,accostandovi la indiscutibile necessaria presenza di una ferrovia.-

E ne passarono appena dieci perché venissero arruolati i naturali che con badili e “cufineddi”,lucravano il contentino di un salario che avrebbero rimborsato, duramente,con un processo involutivo costante e doloroso.-

Anche il padre di mio nonno materno contribui’al cambiamento,ma chi se ne lavò le mani ,come Pilato,fu il Sindaco pro-tempore di Naso che non seppe aprire un contenzioso a favore dei suo concittadini,né difendere un territorio che veniva irrimediabilmente compromesso.-

Ed il declino ambientale fu lento ed irreversibile.-

Troncati i collegamenti verso il mare,i “supr’a linia” cominciarono a regredire, a rinchiudersi,ad autoconfinarsi per quell’ insormontabile “muro di gomma”persecutorio,inaccettabile.-

Al di sopra della linea ferrata una vita contadina,bracciantile,orticola (poi agrumicola),ancorata a vecchie tradizioni .-

Al di sotto di detta linea la scuola ,le “putìe” ,gli artigiani ,gli ambulanti ….-

Al di sopra, lotte di donne,con scope e bastoni, per  passaggi negati su torrenti vitali.-

Al di sotto ,facilità di collegamenti col centro urbano e con i servizi primari.-

Chiuse al culto le due antiche chiesette di via Consolare Antica  (non c’era S.Antonino), perfino la fede ne uscì malconcia con la sua sola offerta del Sacro Cuore di Gesù nella lontanissima Forno posta troppo in Alto per essere fruibile.-

Si era attorno al 1935 quando il limone,dopo la deblaque del 1923 ,colmò il divario economico accorciando distanze che si sbriciolarono di fronte al boom economico di un paio di decenni dopo.-

Intanto,la via Trazzera Marina cessava di essere una trazzera ,la via Cordovena sanava il suo debito con gli indigeni ,via Forno sotterrava il suo torrente ,Bruca addomesticava le sue acque ,Pissi si concedeva al trasporto ed il Lungomare offriva i suoi veloci servigi alle adiacenze e dintorni.-

Sulla via Consolare Antica proliferavano gli esercizi pubblici,un cinema di nome “Pian Verde” ne impreziosiva il decoro ed una nuova alba spuntava su tutto il territorio.-

Ora,si era ben lontani da quel 1895,anno in cui il primo fischio di locomotiva sbuffante distrasse il contadino dal rincalzare giovani virgulti, nel suo minuscolo paterno podere.-

Finalmente,giustizia era stata fatta !

 

Ma ecco il verificarsi dei famigerati corsi e ricorsi .-

La notizia,di qualche giorno fa, della chiusura della Stazione Ferroviaria o della soppressione di alcuni treni starà facendo sobbalzare di indignazione i nostri avi per questa ulteriore onta da lavare.-

Si scenderà a singolar tenzone con armi caricate a fogli bollati ?

Macchè,il sistema è ampiamente collaudato_:il nord docet !

Lo Stato si farà parte diligente ed impinguerà le casse della Treni Italia ,le tariffe saranno “ritoccate” (del 35 %) ,i treni continueranno a sostare e, con uno strategico cambiamento di nome,tutto sarà restituito, senza sussulti, ai Sindaci in fibrillazione.-

Pace fatta ? Ma quando mai: appuntamento al prossimo scontro quando sul piatto delle trattative si tornerà a chiedere il sacrificio della gente del nostro ( per loro) profondo sud…

…”amara terra mia,amara e bella”….

 

Tano Raneri        (4 giugno 2007)