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I NOSTRI QUASI “STADI”

…si chiamava Dondis oppure Dissidomini e, comunque si chiamasse, ebbe il suo momento di celebrità in questo nostro paesino il cui centro urbano non copriva l’intera via Roma.-

Era l’ultimo anelito del “Ventennio” quando in quel di via Amendola,casa Reale,si tirava di scherma e si affidavano alle taumaturgiche arti di uno dei due signori le graziose membra delle giovani leve del regime.-

Poi,saggio annuale nel campo sportivo di via Libertà,allora più prosaicamente via Nazionale-Naso ,toro del proprietario del fondo,piuttosto distaccato, permettendo…

Questo il primo campo sportivo di Capo d’Orlando su cui si esibivano le promettenti “pedatistiche” speranze dei nostri giovani virgulti che un torneo non lo giocavano,ma che di una “guerra” con la Nasitana,di quella, si,non si privavano.-

Poi la catastrofe,mezza squadra al fronte ed il signor Villanti,di gioiosana provenienza,che approfittando del caos,arò lo spazio su cui oggi sorgono le case popolari.-

Addio,dunque,al campo sportivo ed ai suoi silenzi calati come una mezzanotte invernale sul polveroso suo suolo per assenza colposa di cio’ che restava di un milione di baionette e per la indisponibilità di altri a mantenere una promessa,sicuramente,estorta.-

Ci vollero anni perché con le macerie delle case da ricostruire si fosse formato il sottofondo per un nuovo e sudato campo sportivo su un arenile demaniale ( Arenella).-

Eppure,su questo spazio sterrato si diede esempio di una sorta di prova di tolleranza sportiva con uno steccato di paletti e listelle al limitar dell’agone ,e di generosa ospitalità con le famose gassose Cucinotta al limone gratuitamente offerte ai 22 giocatori.-

Fu vera gloria ?

A chi partecipo’ all’assalto alla… baionetta l’ardua sentenza, quando fu colla Stefanese che si diede di piglio e se ne …pigliarono più del dovuto.-

Ma non fu l’unica perfomance della tifoseria locale che, maturando l’idea che “chi le dà è a metà dell’opera”, riversò su un manipolo di Licata tutta la sua rabbia , reo d’aver profanato più volte la sacra rete locale.-

Dopo…ed ancora dopo, polvere ed altari,altari e polvere,fino al 1960 circa, quando il famigerato“biscotto”(più tardi lungomare A.Doria) penetrò all’interno qual vergine donzella recalcitrante,distendendosi,tortuosamente,lungo la spiaggia, lato ponente.-

Ne rimase solo un fazzoletto (da destinare,un giorno,ad Istituto Tecnico), su cui furono disputati tornei minori troppo esigui per un paese che aveva completato la costruzione della intera sua via Roma.-

Ripresi armi e… carriole…col beneplacito dei furbastri concessionari dell’estremo lembo di patria- terra,sul greto del torrente Zappulla, sorse un nuovo terreno di gioco rigorosamente senza strade di accesso, senza recinzioni,circondato da una puzzolente palude malarica,che l’ingrata prima piena violò senza pietà,ma beneficamente, al primo incontro.-

Passarono altri anni finchè l’alba spunto’.-

Il commissario Giannuoli,eminente funzionario regionale,accompagnato da chi scrive,si reco’ dal Barone Piccolo che,graziosamente,d’accordo Peppiniello,concesse il terreno su cui sorge il Francesco Paolo Merendino.-

Ma questa è storia quasi recente.-

Quella recentissima,un terreno di gioco in quel del Bosco Amola Morco destinato alle gracidanti rane indigene ed un sostanziale mutuo con l’intento di costruire una importante struttura,mai ultimata, in quel di Ponte Pissi quando le voglie di allori nazionali non ci avevano ancora condotti a cio’ che dovrebbe rappresentare un nostro vanto: la A1 di Basket.-

Il perché di questo disamina ha una doppia motivazione volendo,in effetti,far rilevare come sia necessità a far virtù temprando il carattere nel bisogno e dal bisogno traendo le giuste motivazioni per una comunità in crescita e il benevolo avvertimento per il Dr. Limoncelli di aver riposto i suoi desideri in mani piuttosto traballanti.-

10 novembre 2006                                                                               Tano Raneri