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51 centesimi di secondo!

 

Se il nostro cervello non fosse occupato dalle cento preoccupazioni quotidiane, o non fosse distratto dalle mille lusinghe che esso può concepire, forse si soffermerebbe per qualche istante a riflettere sulle meraviglie che concernono l’ordine cosmico. Per dare un’idea, osserviamone una attentamente.

  

La terra compie il suo giro di rivoluzione intorno al sole in 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 41,51 secondi. Fin qui, nessuna meraviglia. Essa ci scuote quando consideriamo che il nostro pianeta è così pignolo da rispettare persino gli spiccioli dei minuti secondi, e cioè, i 51 centesimi di secondo.

E questo, da miliardi di anni. Di fronte a tanta mirabile puntualità, mi sono chiesto che cosa succederebbe se questa martoriata sfera si lasciasse contagiare dai suoi abitatori  amanti della trasgressione, e disubbidisse alla consegna ricevuta, trascurando di rispettare anche soltanto i 51 centesimi di secondo.  Se non ho sbagliato i calcoli, in dieci milioni di anni, essa accumulerebbe un ritardo, o un anticipo, di oltre 27 ore. Quali sarebbero le conseguenze? Intanto credo di non allontanarmi molto dal vero immaginando che non rispettando… l’orologio, sarebbe finita - o finirebbe - coll’allontanarsi dalla propria orbita, e, ipotizzando che la stessa cosa potrebbe succedere ad altri corpi celesti - ma con tempi diversi - non è difficile immaginare cosa accadrebbe. Una catastrofe cosmica? Forse sì, però posso supporlo e non affermarlo. Chi è scienziato in materia ci faccia conoscere il suo parere. Ma scendiamo dal cielo, e atterriamo sul nostro pianeta. Se l’ordine astronomico ci riempie di stupore, non di meno avviene con quello terrestre. Osservando il comportamento degli animali, la loro stessa meticolosa ubbidienza alla legge che hanno avuto impressa dalla natura, il loro relazionarsi nel sistema ecologico che li governa, si rimane estasiati.

 

Animali dall’aspetto mostruoso che destano repulsione in chi li vede, suscitano la domanda del perché esistano simili creature. Spesso, apprezzati documentari televisivi ci mostrano il perché, assieme alle loro astute o prudenti strategie per procurarsi il cibo, oppure per non diventarlo a loro volta.

 

Non meno stupefacente è il regno vegetale. Qui la meraviglia è ancora più grande, perché mentre gli animali hanno cervello, occhi, orecchi, odorato, cioè gli stessi sensi dell’uomo, e forse qualcuno - misterioso - in più, e non mancano di volontà e di arti atti a realizzarla, le piante appaiono sprovviste di tutto ciò.    

Eppure la loro esistenza non è meno intensa di quella degli animali, né si discosta troppo, nel suo svolgersi, dall’altra. Nascono, crescono, si riproducono, muoiono; mostrando delle modalità di comportamento tanto ingegnose, da lasciare stupefatti.

 

Prima di introdurre l’uomo nel discorso - perché è a lui che tendo - voglio riferire dello stupore che provai nell’aprire un bocciolo di papavero. Quali  abilissime dita di fata riescono ad avvolgere i petali con tanta accuratezza sin dal loro formarsi, consentendo di crescere e sbocciare alla giusta maturazione? Dov’è la fonte dell’energia necessaria per muovere quelle dita invisibili, e dov’è la sede della mente che tutto coordina?

 

Ma tralascio di fare un discorso sulle perfezioni visibili e invisibili che il Creatore ci ha voluto mettere sotto gli occhi: ci vorrebbe l’eternità per farlo.

 

Quel che mi preme, è mettere a confronto l’ubbidienza alla legge divina da parte del Cosmo, entità inanimata costituita da innumerevoli corpi celesti che rispettano le consegne fino al centesimo di secondo, degli animali, altrettanto scrupolosi, che neppure si sognano di trasgredire le modalità di vita per le quali sono stati programmati, con la disubbidienza dell’uomo.

 

Sappiamo tutti che  l’Universo è governato da leggi naturali, mentre  gli animali hanno avuto impresso l’istinto che non consente loro alcuna deroga ai loro comportamenti, salvo nel caso di alterazioni provocate dall’uomo. Per l’uomo è tutto diverso. Egli è il signore della terra. Può migliorarla oppure peggiorarla. L’intelligenza che gli è stata data, insieme al libero arbitrio (purtroppo!), dovrebbe sempre guidarlo verso le scelte più convenienti. Ma così non avviene.

In presenza di una puntualità come quella sopradescritta - non caso unico, ma moltiplicato per miliardi di miliardi di volte - è incredibile che vi siano  uomini,  magari capistazione che credono nella scemenza che  “tutto esiste e si muove per caso”, l’Universo come pure la vita. Ragionando con questa logica dovrebbero  negare che sia stato un loro collega ad assegnare il binario da percorrere e l’orario da rispettare al treno in transito, e, analogamente, sostenere che miliardi di galassie cariche di miliardi di stelle, abbiano scelto esse medesime  la rotta e gli orari da seguire.

 

   Impressionante vedere in televisione Margherita Hack che parla delle meraviglie dell’astronomia, e affermare subito dopo, rispondendo al conduttore che le chiede se tutto ciò non sia opera di Dio, mettere in mostra un largo sorriso di commiserazione nel dichiarare che è da fanciulli pensare che esista un Dio! Come la mettiamo, Margherita? I bambini non sono mica stupidi, e non lo diventeranno mai se sapranno stare alla larga da certi maestri come te! E’ grazie a questi, se oggi il mondo va alla malora. Hanno voluto sostituirsi al Creatore, facendo sentire minorato mentale il credente. 

 

Quando nel 1865 Charles Darwin elaborò la Teoria dell’Evoluzione, la quale esclude implicitamente che vi sia stata una Creazione così come viene raccontata dalla Bibbia, pensava di rendere un servizio alla scienza, e non di negare Dio. Rimase stupito quando ricevette una lettera di Carlo Marx che si complimentava per il valore dell’opera. Non gli diede risposta, perché capì  che la sua teoria era stata strumentalizzata. Ma ormai la frittata era stata fatta.

L’apertura di credito di Carlo Marx non rimase isolata, tutt’altro. Altri scienziati, altri filosofi, ecclesiastici di poca fede, vi aderirono. Un popolo di nuovi “credenti” confluì nella Chiesa degli Atei, cresciuta a dismisura ai giorni nostri. In numerosa e chiassosa compagnia oggi possono gridare: “Dio! Chi è Dio? Chi l’ha visto?”.

 

I mezzi di comunicazione per diffondere questa nuova fede “liberatoria” non mancano, e i suoi “sacerdoti”, tronfi di saccenteria ed arroganza, possono gridare ai quattro venti: “Basta con le superstizioni religiose, con i divieti alla scienza, alla libertà di scelta: se lasciar venire al mondo vivo il bambino che si ha nel grembo, oppure di strapparlo fuori a pezzi per farne magari dei cosmetici che ci renderanno sempre più attraenti, non è materia che riguarda la legge, ma la volontà della donna!   

“L’utero è mio e me lo gestisco io”, si gridava in piena battaglia per la “conquista civile”, come viene chiamata con vanto, invece che con raccapriccio, quell’orrenda pratica infanticida chiamata aborto. 

 

   Oggi si grida: la vita è mia e ne faccio quel che voglio; in prospettiva di un’altra grande agognata conquista che è l’eutanasia. La pretesa di legalizzazione  è talmente stupida e ipocrita  che certi ieratici sacerdoti  della “Religione laica”, dovrebbero arrossire solo a pensarla. Infatti, che bisogno ci sarebbe del conforto della legge” se si decide di morire  volontariamente? Basta non alimentarsi più e il gioco è fatto.

Ma al Grande Vecchio delle tenebre rende il doppio prendere due piccioni con una fava: il suicida e l’omicida.

                               

                             Il trucco sembra ingenuo, ma la Tenebra è profonda, e non si vede.

 

    La terra non aberra nella sua rivoluzione neppure di un 51° di secondo, rispettando scrupolosamente la consegna ricevuta. I suoi abitanti, ammaliati dall’Invidioso e incuranti del biblico “Guai a chi rovina la terra”, continuano imperturbabili a rovinarla, ne constatano il danno “irreversibile” e cercano rimedi laddove non potranno mai trovarne. La Notte dell’uomo è profonda. Il Giorno è sempre più invocato. La speranza è che non tardi ad arrivare.

 

 

Capo d’Orlando 01-04-2004

 

Versione corretta definitiva: 14 gennaio ’12

 

                                                                                Antonio Dovico